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Greta Gysin - La mia opinione sull'iniziativa UDC
Redazione
13 anni fa

Iniziativa UDC contro l'immigrazione - A problemi reali soluzioni reali, non proclami!

Nei due mesi passati in piazza a raccogliere firme per l’iniziativa „Salviamo il lavoro in Ticino“, ho avuto modo di raccogliere innumerevoli testimonianze sulla crisi del lavoro che attanaglia il nostro Cantone. Sono storie drammatiche, di dumping salariale e di sostituzione sistematica di lavoratori residenti con personale più a buon mercato proveniente da oltre frontiera. La frustrazione, accresciuta dall’evidente lassismo del mondo politico, è più che comprensibile e ben si può capire anche il bisogno dei cittadini di ricevere risposte concrete a questa situazione.

È in questo contesto disastrato che domenica prossima saremo chiamati alle urne per esprimerci sull’iniziativa dell’UDC che, mediante la reintroduzione dei contingenti, vuole fermare “l’immigrazione di massa” e risolvere così il problema del lavoro, oltre che quello dello sperpero di territorio, della mobilità, della perdita dei valori e delle tradizioni. Se a prima vista la proposta può allettare, che a ben guardarla non porterà alla risoluzione di alcun problema. Anzi.

Le statistiche indicano chiaramente che dal secondo dopoguerra ad oggi il numero di stranieri in Svizzera è aumentato di pari passo con la crescita economica. Una diminuzione si è registrata solo dopo la crisi energetica degli anni '70. Dal 1963 al 2002 vigeva già una politica basata sui contingenti: il numero di migranti è aumentato anche in questo periodo. Introdurre nuovamente dei contingenti "stabiliti in funzione degli interessi globali dell'economia" (cpv. 3 dell'iniziativa) senza cambiare una virgola nelle logiche economiche che negli ultimi decenni hanno portato al grande afflusso di lavoratori dall’estero, significa illudere i cittadini di avere la soluzione facile a portata di mano. Nella realtà sul fronte dell’immigrazione e del frontalierato, non cambierà nulla rispetto alla situazione odierna. L’unica differenza rispetto ad oggi sarà il carico burocratico aggiuntivo, i cui costi, ovviamente, ricadranno sulle spalle dei contribuenti.

Per risolvere la crisi che attanaglia il Ticino urgono misure che proteggano i lavoratori residenti. Ad esempio un salario minimo come richiesto dall’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”, che l’UDC non appoggia. Vanno aumentati i controlli e le sanzioni contro gli abusi in ambito salariale, misure anche queste che l’UDC puntualmente avversa. Serve un altro tipo di promovimento economico che invece di attirare con sgravi fiscali aziende dall’estero (su 10 posti di lavoro creati solo 1 va ad un residente – studio Ecoplan 2013), punti sulla qualità, su una migliore pianificazione della formazione, sull’economia sostenibile e ad alto valore aggiunto. Concetti che in Ticino purtroppo non sono ancora stati compresi, e per rendersene conto basta guardare le proposte di pianificazione del Comune di Mendrisio per il comparto Valera.

Quella in votazione è un’iniziativa superficiale, che nasce da puro e semplice astio contro gli stranieri. L’UDC cerca goffamente di presentarla come una proposta che preserva la nostra qualità di vita e il nostro territorio: ma se i democentristi sono davvero preoccupati per il problema della mobilità, perché combattono l’ampliamento dei trasporti pubblici in votazione lo stesso 9 febbraio? Perché, se sono inquietati per la perdita di territorio, hanno combattuto con veemenza la nuova Legge sulla pianificazione territoriale?

Il 9 febbraio voterò un NO convinto all’iniziativa dell’UDC, perché i problemi gravi con cui siamo confrontati meritano risposte serie. I grandi proclami e le misure simboliche calmeranno forse gli animi per qualche tempo, ma sul medio termine, quando ci si renderà conto che nulla è cambiato e i problemi diventano anzi sempre più gravi, non faranno altro che accrescere ancor più il livello di frustrazione.

Greta Gysin, deputata in Gran Consiglio per i Verdi

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