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Greta Gysin: "Esportazione di materiale bellico: basta commerciare morte"
Redazione
17 anni fa

L’esportazione di materiale bellico è un commercio di morte. Il fatto che la principale argomentazione degli avversari dell’iniziativa sia la perdita dei posti di lavoro in Svizzera, indigna profondamente i Giovani Verdi. La salvaguardia dei posti di lavoro è, senza ombra di dubbio, importante, ma a che prezzo? Siamo davvero disposti a passare sopra i cadaveri per mantenere posti di lavoro? Per i Giovani Verdi la risposta è un no senza indugio: si tratta di una questione etica. La Svizzera non ha bisogno di commerciare morte per mantenere il suo livello di benessere. Oltre alle considerazioni puramente etiche, va ricordato che l’iniziativa propone degli aiuti alle regioni più pesantemente toccate dal divieto per un periodo di 10 anni. Diverse industrie belliche hanno già attuato una parziale conversione verso una produzione di materiale civile, dimostrando che è possibile farlo con successo e senza perdita di posti di lavoro. L’iniziativa per il divieto d’esportazione di materiale bellico non causerà la perdita di posti di lavoro come l’industria bellica vuole fare credere, ma fungerà da stimolo per una riconversione della produzione. Nonostante le Legge svizzera in materia di esportazione di materiale bellico sembri restrittiva, la svizzera esporta armi verso stati in conflitto, in cui i diritti dell’uomo vengono costantemente calpestati. I più grandi importatori di armi svizzere quest’anno sono stati il Pakistan e l’Arabia Saudita. Una volta che il materiale bellico ha raggiunto il Paese di destinazione, in Svizzera perdiamo qualsiasi controllo sull’uso che ne viene fatto: non possiamo, di fatto, impedire che le armi vengano usate contro civili innocenti, né che non vengano a loro volta esportate verso paesi terzi. Questo commercio di morte deve finire: I Giovani Verdi si impegnano per un forte SI all’iniziativa “Per un divieto d’importazione di materiale bellico”. Greta Gysin, coordinatrice Giovani Verdi Svizzeri

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