
"Gli agenti e le agenti di custodia (o agente penitenziario) sono funzionari cantonali giurati con il compito di sorvegliare le persone in detenzione preventiva presso carceri pretoriali o i detenuti in un'istituzione per l'esecuzione delle pene e/o delle misure. Per svolgere questo delicato compito sono tenuti ad acquisire una formazione adeguata al sistema carcerario del nostro paese, ad agire conformemente alle leggi e ai regolamenti, nel rispetto dei diritti delle persone private della libertà. Essi accompagnano i detenuti durante tutto il periodo della detenzione, ne favoriscono la responsabilizzazione e la capacità di vivere nel rispetto delle leggi. Gli agenti di custodia assumono funzioni di sorveglianza, di ordine, di conduzione e di sicurezza come pure funzioni di accompagnamento educativo". "Le attività degli agenti di custodia presuppongono un elevato grado di maturità personale. Essi devono possedere quelle capacità sociali e personali indispensabili per entrare in relazione con i detenuti in modo adeguato, per capire e analizzare accuratamente il loro comportamento, per valutare in modo corretto le diverse situazioni e per gestirle di conseguenza in modo appropriato". La citazione è tolta dal sito web del Dipartimento delle istituzioni, responsabile della conduzione del Penitenziario cantonale. Appare subito evidente che il ruolo dell’agente di custodia non si limita a compiti di sicurezza, ma assume funzioni fondamentali per favorire il reinserimento sociale dei detenuti. “Non guardiani, ma operatori sociali” era il loro motto anni fa quando rivendicavano, con l’appoggio del sindacato, un’adeguata formazione. Il Penitenziario è una struttura complessa e delicata. Periodicamente sorgono problemi e disagi, come rilevato tra l’altro anche dal rapporto 1. aprile 2008 di Henri Nuoffer, Segretario della Conferenza latina dei direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. Per questa ragione la sua gestione deve essere attenta e rigorosa. A questo riguardo preoccupano alcune scelte effettuate dal Dipartimento o dal Consiglio di Stato. Ci riferiamo alla privatizzazione parziale del servizio di sorveglianza. Due sono le questioni: da qualche tempo la ronda esterna viene appaltata ad agenzie private di sicurezza. Si tratta di un lavoro non a contatto con i detenuti e nemmeno con gli altri agenti o i visitatori e che non necessita di una formazione simile a quella degli altri agenti. Non è tuttavia ammissibile che il Cantone affidi questi compiti a personale di agenzie private di sicurezza, senza nessuna qualifica e senza nessuna conoscenza approfondita di quanto potrebbe succedere e dovrebbero fare in caso di necessità (evasione). La privatizzazione, inoltre, non riguarda soltanto la ronda esterna, ma pure il servizio di sorveglianza all’entrata del carcere. Anche questi compiti, particolarmente delicati in quanto riguardano i contatti tra, d’un lato, il carcere e i detenuti e, d’altro lato, l’esterno dell’Istituzione, è da qualche tempo affidato ad agenzie private di sicurezza. I sottoscritti chiedono quindi al Consiglio di Stato: per quale ragione ha affidato il compito della ronda esterna ad agenzie private di sorveglianza? Non ritiene che questi compiti devono essere svolti da funzionari giurati assunti dallo Stato con una formazione adeguata? Per quale ragione il servizio di sorveglianza all’entrata del Penitenziario è stato affidato ad un’agenzia privata di sorveglianza? Non ritiene che si tratta di un compito delicato che, anche in questo caso, deve essere assunto da funzionari cantonali giurati adeguatamente formati? Queste privatizzazioni, a mente del Consiglio di Stato, costituiscono un primo passo in attesa di una privatizzazione più estesa dei servizi di sorveglianza? Non ritiene di dover rinunciare, al più tardi alla scadenza dei contratti con le agenzie di sicurezza, ai servizi privati e svolgere direttamente questi compiti attraverso personale assunto regolarmente dallo S
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