
Leggendo tutto quanto è stato pubblicato in tema di studio strategico, Grande Locarno e aggregazioni nel Locarnese – e anche ascoltando quanto è stato detto il 22 ottobre durante la serata pubblica sullo studio strategico per la Grande Locarno - l’impressione è che si continui a parlare molto della malattia e poco o niente della cura: che si voglia convincere il malato a prendere una medicina senza spiegargli come e perché proprio quella medicina dovrebbe guarirlo. Io credo che lo scetticismo che regna nella popolazione sia in gran parte dovuto a questo. Con tanto di dati e grafici, il Cantone continua a parlarci dei problemi del Locarnese e della crisi economica che affligge la regione. Lo ha fatto anche questa durante la serata pubblica. Verrebbe da dire: si scopre l’acqua calda e la si fotografa…! Per convincersi che la soluzione proposta – la Grande Locarno - è davvero buona cosa, oltre ai dati e alle cifre del problema, il cittadino dovrebbe essere messo nelle condizioni di conoscere anche cifre e dati concreti della soluzione. Ora, mi spiace abbassare il livello della discussione, parlando di questioni finanziarie (già perché questa sera abbiamo imparato che, per la prima volta, gli aspetti finanziari non dovrebbero preoccupare il cittadino: allora non capisco però perché mai le questioni finanziarie sono importanti quando si tratta di fotografare la crisi dell’oggi, ma dovrebbero essere invece assolutamente secondarie quando si pensa alle soluzioni per il domani…). Ma sono gli aspetti pratici e concreti del problema che interessano al cittadino. Ci si chiede per esempio: quale sarebbe il moltiplicatore della Grande Locarno? Il numero dei dipendenti pubblici diminuirebbe o aumenterebbe? Di quanto? Concretamente, quali sarebbero i benefici che la Grande Locarno apporterebbe all’economia dell’intera regione, in particolare per quanto riguarda il mercato del lavoro? L’aggregazione permetterebbe di risolvere, o in qualche modo di arginare, l’emorragia di impieghi nella regione? Quali altre misure di promovimento economico sono state vagliate per il Locarnese? Per quale motivo sono state ritenute meno efficaci dell’ipotesi aggregativa? Ma la domanda centrale, in fondo, è una sola: dove è il progetto? Qual è il progetto? In assenza di indicazioni puntuali, concrete ed attendibili, su questi ed altri interrogativi fondamentali, non si può certo pretendere che il cittadino faccia una sorta di atto di fede a favore dell’aggregazione. Non si può pretendere neppure che si pronunci in modo serio in un sondaggio il cui tema è tutt’altro che definito. Se – come ho sentito dire durante la serata dal consigliere di Stato Pedrazzini – non è ancora giunto il tempo delle risposte, perché mai pretendere che sia il cittadino a darle per primo in un sondaggio? Luca Allidi, consigliere comunale PPD di Ascona
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