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Giuseppe Sergi - Un funerale di prima classe per le Officine?
Redazione
13 anni fa

Un funerale di prima classe per l’Officina? Raramente, nella storia recente, abbiamo visto un governo cantonale mostrare più codardia, di fronte a quelli che potremmo chiamare i "poteri forti", di quanta non ne abbia dimostrata in questi ultimi anni il governo ticinese sulle vicende che coinvolgo l'Officina. Terminato il periodo del sostegno alla lotta dei lavoratori, una fase dalla quale non ha potuto sottrarsi soprattutto a causa della grande mobilitazione popolare, l’autorità politiche cantonali e - per loro tramite, val la pena ricordarlo, le forze politiche che ne fanno parte - si sono sempre più orientate verso uno "sganciamento" dai destini dell'Officina, lasciando di fatto "mano libera" all'azione delle FFS. Alla base di questo atteggiamento vi è, come detto, un posizione di sudditanza nei confronti delle FFS, una delle imprese più potenti del paese. Un'impresa che, da tempo, ha dimenticato il proprio mandato pubblico e che orienta la sua politica, in modo costante, sulla ricerca della massima redditività del capitale investito, in particolare nel confronto con capitali simili investiti nello stesso settore, nell'ambito della concorrenza e competitività internazionale. E, naturalmente, le FFS non perdono occasione per sottolineare questa loro potenza e questa dipendenza servile del Cantone. Ricordiamo, ad esempio, il recente incontro tra la ex-regia federale e il governo ticinese, nel quale, con malcelata compiacenza, le FFS hanno insistito sul quasi magico ammontare di due miliardi di investimenti previsti per i prossimi anni in Ticino. Una serie di investimenti e di progetti che le FFS fanno nel loro unico interesse aziendale: non possono certo "saltare" il territorio Ticino (anche se, potendo, lo farebbero...) Perché proprio ora l'accordo con le FFS? Per quali ragioni, ancor prima che lo studio di fattibilità sul centro di competenze e prima che le FFS arrivino al compimento ed alla comunicazione degli esiti dei loro famosi studi (Lago e Area - cfr. l'articolo sull'ultimo numero di Solidarietà), questo accordo tra il governo e le FFS? Sostanzialmente per tre ragioni. La prima è legata alle pressioni che i lavoratori dell'Officina stanno esercitando in questi ultimi mesi, con sempre maggiore costanza e tenacia. Le assemblee, gli incontri, le discussioni fatte in questi ultimi mesi hanno spesso raccolto l'attenzione dei media e, tramite essi, dei ticinesi. Inoltre le assemblee, come quella di novembre che aveva votato una risoluzione che poneva una serie di quesiti sul tema centrale del centro di competenze, avevano mostrato una forte determinazione da parte dei lavoratori. Tutto questo, evidentemente, non può aver lasciato indifferenti, fuori e dentro l'Officina. Una seconda ragione è legata alle scadenze e alle dinamiche che i lavoratori dell'Officina, con la loro risoluzione e le decisioni susseguenti, hanno creato in queste ultime settimane. Pensiamo, prima di tutto, alla concreta richiesta di un incontro con la Commissione della gestione. Un incontro nato dalla delusione per lo stallo della situazione e con la concreta possibile prospettiva di una rimessa in moto dell'iter dell'iniziativa popolare deposita circa cinque anni fa. La terza ragione, sintesi delle due precedenti, parte dalla constatazione di una situazione di grande affanno del governo, ed in particolare della direttrice del DFE. Sono passati cinque anni dalla lotta dell’Officina e siamo ancora lontani da qualsiasi risultato concreto. I pochi passi avanti, perlomeno a livello di intenzioni, sono stati il risultato di pressioni dirette dei lavoratori dell'Officina e molto poco dell’attività svolta da governo e DFE. Pensiamo, ad esempio, all'idea di affidare alla SUPSI uno studio sul futuro dell'Officina. Uno studio consegnato al governo ormai tre anni fa (maggio 2010). Da allora ci sono voluti quasi due anni per affidare il compito di elaborare uno studio di fattibilità sulla base delle sc

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