
Sempre più evidente e di pari passo col declino della società Occidentale, assistiamo ad una progressiva perdita di coscienza politica tra le cittadine e i cittadini dei nostri paesi. Già a partire dagli anni ’90 una lapide è stata posta sopra il cadavere delle ideologie contrapposte che hanno segnato la Storia del secolo scorso. Che cosa ci rimane? Quello che mi sento di affermare è che l’inizio di questo terzo millennio ci ha lasciato impoveriti. Più poveri di pensiero, di sostanza, di convinzioni, di lotte, di passioni. Se da una parte la dimensione individualista ormai domina sul nostro mondo, valori come la solidarietà e l’uguaglianza si riscoprono concetti vaghi ai più e gli sfruttati sostengono spesso i loro sfruttatori o chi per essi conduce campagne di odio con lo scopo di innescare guerre tra poveri che hanno come lascito lunghe scie di miseria umana, di dolore e di devastazione sociale; dall’altra parte assistiamo al trionfo di chi gioca e specula ogni giorno sulle nostre vite, di chi si riempie le tasche quando a farne le spese sono i più deboli, di chi crea le crisi economiche e finanziarie volutamente e con lo scopo di accrescere potere e ricchezza. La profonda crisi che tocca i nostri mondi non è passeggera e le conseguenze saranno pesantissime sul lungo termine. Una crisi la cui risoluzione secondo le ricette dei poteri forti va nella chiara direzione di spazzare via le conquiste sociali e politiche conquistate e costruite con determinazione e con il sangue dalle generazioni precedenti. Conquiste fino a poco tempo fa intoccabili e che ora, sull’altare della “necessità”, vengono sacrificate fingendo pure che ciò dispiaccia. In realtà il tutto si inserisce in un chiaro progetto di disegno globale, in cui non c’è più posto per gli ideali e in cui i dissensi vengono zittiti in modo subdolo, svuotando di significato il bello e troppo spesso abusato concetto di “democrazia”. Gli esempi della Grecia, ma anche della più vicina Italia sono sotto gli occhi di tutti. E triste è vedere in questi disegni la complicità di quella sinistra in cui oggi i lavoratori non si riconoscono ormai più. Quello di cui necessitiamo è una nuova e svecchiata sinistra, lontana dai poteri forti e dalla finanza. Una sinistra che riparta dal basso, dalle lavoratrici e dai lavoratori per perseguire un progetto realmente socialista e fuori dal coro di chi vuole che il libero mercato sia il “dictator” del nostro tempo. Giulio Micheli, candidato al Municipio e al CC per Unione socialista e Verdi a Vacallo
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