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Giudice di pace: la corsa al "cadreghino" per un ruolo super partes
Redazione
17 anni fa
Michele Andina

Prima di esprimermi sul merito dell'opportunità o meno di presentare un proprio candidato di area Popolare Democratica alla carica di Giudice di Pace, mi preme ringraziare il giudice Gianfranco Chiesa per il lavoro svolto in tutti questi anni. A lui va la gratitudine delle molte cittadine e dei molti cittadini che si sono rivolti a lui per richiedere una risposta a un torto subito. Entrando nel merito della questione prendo atto, e con me tutto l'uffici presidenziale del PPD di Bellinzona, di come per l'ennesima volta l'ambizione di partiti e neo movimenti a ricoprire cariche pubbliche vada a sovrapporsi alla presa a carico dei veri problemi che Bellinzona (e l'agglomerato) si trovano oggi a fronteggiare. Nel mio discorso d'insediamento ho detto esplicitamente che si dovrà, proprio per il bene di Bellinzona, ricercare ciò che unisce, progetti comuni e non adoperarsi per sfruttare ogni occasione quale capro espiatorio per levarsi sassolini dalle scarpe. Come direbbe Vasco: " si è persa un'altra occasione buona". Inoltre ci si deve rendere conto che i rapporti di forza sono, volenti o nolenti, cambiati e chi un tempo dava le comunicazioni a decisioni prese dovrà imparare a dialogare con noi e con le altre forze politiche. Ritengo quindi coscienziosa la scelta del PPD di Bellinzona di chiamarsi fuori da questa battaglia partitica per un ruolo che per natura stessa dell’Istituzione dovrebbe essere “super partes” e non legato a strategia di partito. Ritenuto inoltre che reputo tutti i nostri aderenti in grado di scegliere quale degli alti profili sarà la persona più idonea a ricoprire il ruolo di giudice di pace e di supplente giudice di pace, nella più liberale tradizione si è deciso di lasciare la piena libertà di voto. Michele Andina, Presidente sezione PPD di Bellinzona

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