
La piazza finanziaria svizzera, della quale Lugano rappresenta il terzo centro più importante, ha dovuto affrontare nell’ultimo decennio una crisi che non è esagerato definire epocale, dopo un lungo periodo di crescita spensierata. Le ripercussioni si fanno sentire ancora oggi. Basta osservare la statistica relativa all’evoluzione del settore bancario in Ticino, pubblicata annualmente dal Centro di Studi Bancari di Vezia. Dal 2005 al 2013, il numero degli istituti bancari si è ridotto del 30% (da 78 a 54), il numero degli occupati del 15% (da 7'650 a 6'465) e il gettito fiscale (riferito alla sola imposta cantonale) addirittura di oltre l’80% (da 107.2 milioni di franchi a 19 milioni).
A seguito della devastante bolla scoppiata nel 2008, la comunità internazionale si è adoperata fortemente ai fini della stabilizzazione e del rafforzamento del sistema finanziario, codificando tutta una serie di regole e misure che sono oramai divenute dei modelli standard. Per il nostro Paese l’adeguamento a tali sviluppi è stato particolarmente doloroso, comportando uno storico cambiamento di paradigma: la conformità a questi modelli rappresenta infatti un aspetto centrale che, a differenza del passato, non può più essere trascurato, pena l’iscrizione del nostro Paese in diverse liste grigie e nere che comportano pesanti svantaggi, in particolare per l’accesso ai mercati finanziari.
Per uniformarsi al nuovo contesto internazionale, nel 2009 il Consiglio federale ha avviato una nuova politica in materia di mercati finanziari, finalizzata a stabilizzare la nostra piazza, tutelarne maggiormente i clienti e gli investitori e lottare contro la criminalità finanziaria. Questa politica di adeguamento è stata sollecitata da buona parte dello stesso mondo bancario elvetico. Pur con qualche resistenza politica, il nuovo indirizzo ha permesso alla Svizzera di salvaguardare la certezza del diritto, che da sempre è uno dei principali fattori competitivi del nostro Paese, e di limitare il rischio reputazionale per gli intermediari finanziari attivi sul nostro territorio. Tuttavia, va rilevato che il Consiglio federale si è mostrato in diverse occasioni più papista del papa, peccando di precipitosità e perfezionismo: l’ultimo esempio da manuale è l’ennesima proposta di modifica della Legge federale contro il riciclaggio di denaro, contestualmente alla ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa e dell’OCSE sull’assistenza amministrativa in materia fiscale e alle nuove disposizioni legali in tema di scambio automatico di informazioni fiscali, che abbiamo discusso mercoledì scorso al Consiglio nazionale. A ragione il PLR ha sostenuto la maggioranza commissionale che proponeva di non entrare in materia, poiché il progetto di legge del Consiglio federale attribuisce alle banche compiti polizieschi (che non spettano loro) nell’accertamento della conformità fiscale di conti di clienti fiscalmente residenti all’estero. l costi per l’attuazione di tali obblighi di indagine sarebbero oltretutto esorbitanti per il settore bancario e pregiudizievoli per la sua competitività, ritenuto oltretutto che la Svizzera sarebbe l’unico Paese ad adottare simili misure.
Non esistono soluzioni miracolose per lo sviluppo della piazza finanziaria svizzera. Nondimeno l’elevata qualità delle sue competenze e prestazioni, come pure la stabilità del sistema le consentono - e le consentiranno anche in futuro - di beneficiare di un afflusso importante di nuovi capitali da gestire. Anche i servizi offerti p.es nell’ambito del commercio delle materie prime e nella consulenza aziendale e successoria saranno sempre più apprezzati. Per contro, l’autonomia dei legislatori nazionali è destinata ormai a ridursi sempre di più, imbrigliata dagli standard internazionali. Per garantire una concorrenza leale, è però di capitale importanza che tali standard siano applicati e rispettati da tutte le piazze finanziarie, senza alcuna eccezione. In questo senso deve attivarsi il Consiglio federale, esercitando una più energica e costante pressione negli specifici gremi internazionali, affinché tutti gli Stati mostrino la stessa diligenza dimostrata dalla Svizzera nell’adeguarsi alle nuove regole del gioco.
Giovanni Merlini, Consigliere nazionale PLR
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