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Giovanni Merlini - Il troppo storpia
Giovanni Merlini - Il troppo storpia
Giovanni Merlini - Il troppo storpia
Redazione
8 anni fa

Il suolo è una risorsa preziosa in quanto limitata. Va quindi gestito con oculatezza. Lo strumento previsto a questo scopo è la pianificazione del territorio, i cui principi generali sono fissati dalla Confederazione. Compete invece ai Cantoni attuarla mediante i piani direttori e di utilizzazione, mentre i Comuni si servono a loro volta dei piani regolatori. L’art. 75 della Costituzione federale ci aiuta a capire quale sia lo scopo principale della pianificazione territoriale sancendo che essa “(…) è volta a un’appropriata e parsimoniosa utilizzazione del suolo e a un ordinato insediamento del territorio”. Si tratta dunque di ottimizzare l’uso delle superfici disponibili, tenendo conto di tutti gli interessi in gioco nell’alveo di uno sviluppo sostenibile.

Purtroppo questo obbiettivo costituzionale non è stato raggiunto dappertutto in Svizzera, a causa di vari fattori, non da ultimo per la crescita economica e demografica. In certe zone del Paese, compresi alcuni comprensori ticinesi, lo sviluppo degli insediamenti risulta caotico e privo di qualsiasi logica pianificatoria. È anche per questa ragione che la revisione parziale della legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT), approvata in votazione popolare nel 2013 e in vigore dal 1. maggio 2014, ha corretto il tiro in senso restrittivo. Stabilisce infatti che la superficie delle zone edificabili deve soddisfare unicamente il fabbisogno prevedibile entro l’arco dei prossimi 15 anni e che le zone edificabili sovradimensionate devono essere ridotte, il che consente di restituire terreni all’agricoltura. All’interno delle zone edificabili deve inoltre essere migliorato l’utilizzo di superfici dismesse o sottoutilizzate. I Cantoni hanno tempo fino al 30 aprile 2019 per adeguare di conseguenza i loro piani direttori e farli approvare dal Consiglio federale. Le nuove disposizioni della LPT obbligano Confederazione, Cantoni e Comuni a sostenere gli sforzi pianificatori finalizzati a uno sviluppo centripeto che preservi un’adeguata qualità abitativa e favorisca una ragionata densificazione insediativa. La Confederazione promuove questo indirizzo anche con aiuti finanziari nell’ambito del suo Programma 2016-2020 di impulso a favore dello sviluppo verso l’interno delle zone edificabili. Oltretutto Popolo e Cantoni avevano stretto i bulloni già nel 2012, approvando l’iniziativa popolare sulla limitazione delle abitazioni secondarie. Secondo una stima del Consiglio federale la relativa legge di attuazione dovrebbe consentire di ridurre del 2% la perdita annua di terreni coltivabili in Svizzera.

L’iniziativa popolare dei Giovani Verdi contro la dispersione degli insediamenti, sulla quale dovremo votare il prossimo 10 febbraio, vuole pericolosamente rincarare la dose. Lanciata poco dopo la revisione della LPT e bocciata a larghissima maggioranza dal parlamento, essa intende congelare la superficie complessiva delle zone edificabili in Svizzera al livello attuale e a tempo indeterminato. La delimitazione di nuove zone edificabili sarebbe ammessa unicamente se altrove fosse dezonata una superficie di dimensioni almeno equivalenti e con un potenziale valore di reddito agricolo comparabile. Fuori della zona edificabile sarebbero poi autorizzati esclusivamente edifici e impianti a ubicazione vincolata destinati all’agricoltura dipendente direttamente dal suolo o edifici a ubicazione vincolata di interesse pubblico. Anche volendo prescindere dall’incertezza sui costi legati ai dezonamenti previsti, l’iniziativa va osteggiata per almeno cinque buone ragioni. La prima è la sua rigidità. Inasprire ulteriormente l’assetto normativo attuale con un blocco inflessibile e sine die delle zone edificabili significa legarsi le mani e ignorare le future esigenze della popolazione e delle nuove imprese che desiderano insediarsi in Svizzera. Ne risentirebbe la nostra competitività: dove i terreni edificabili già scarseggiano avremmo un rincaro dei prezzi dei terreni, con effetti spiacevoli sulle pigioni.

Tutto ciò mentre alcuni Cantoni (p.es. Argovia, Giura e Vallese) e un certo numero di Comuni si accingono già, e altri li seguiranno presto, a ridurre le zone edificatorie per conformarsi alla revisione della LPT. La seconda ragione: l’iniziativa calpesta il federalismo e punisce proprio quei Cantoni e Comuni che si sono dimostrati attenti e lungimiranti nella gestione del suolo. Il loro margine di manovra deve essere preservato, visto che le situazioni nei grossi agglomerati dell’Altipiano e nelle regioni alpine e subalpine sono molto diverse tra loro. Terza ragione: le proposte dell’iniziativa sono controproducenti perché, se accolte, incentiverebbero l’edificazione laddove vi è ancora riserva di fondi edificabili ancorché discosti e scarsamente urbanizzati, il che favorirebbe paradossalmente proprio quella dispersione insediativa che si vuole contrastare. Quarta ragione: l’iniziativa nuoce anche all’agricoltura. Oggi è lecito costruire all’esterno delle zone edificabili soltanto edifici e impianti a ubicazione vincolata, strettamente necessari: strade, linee elettriche, funivie e antenne come pure edifici ad uso agricolo. L’iniziativa limita ulteriormente la tipologia di edifici e impianti realizzabili fuori delle zone edificabili. Costruzioni agricole sarebbero ammesse unicamente se avessero un nesso diretto con lo sfruttamento del suolo, com’è il caso per la coltivazione di verdure da pieno campo o per l’allevamento di animali nutriti con foraggio di produzione propria. Nuove serre o stalle per animali nutriti con foraggio acquistato non sarebbero più ammesse. Quinta ragione: dal 2012 la superficie complessiva delle zone edificabili è rimasta stabile in Svizzera, benché la popolazione sia aumentata da 7,4 mio. a oltre 8 milioni di persone. Abbiamo quindi assistito, tra il 2012 e il 2017 ad una diminuzione pro capite della superficie edificabile di ca. il 6%, da 309 a 291 mq.

Il troppo storpia: oggi abbiamo un quadro normativo sufficientemente severo e un ulteriore inasprimento sarebbe del tutto inopportuno. Evitiamo quindi salti nel buio.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

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