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Giovanni Merlini - Forfait fiscali tra equità e interesse pubblico
Redazione
12 anni fa

L’iniziativa popolare denominata «Basta ai privilegi fiscali dei milionari», in votazione il prossimo 30 novembre, solleva almeno due quesiti da sciogliere. Il primo ha a che fare con la giustizia fiscale, il secondo con il federalismo. In effetti l’imposizione sul dispendio, a cui hanno diritto i cittadini stranieri senza un’attività lucrativa e con domicilio fiscale in Svizzera, disattende la parità di trattamento tra contribuenti con la stessa capacità contributiva. Il forfait fiscale ha la particolarità di non prendere in considerazione il reddito e la sostanza effettiva del contribuente, come avviene nell’imposizione ordinaria. Si fonda invece sulle spese globali sostenute dal contribuente (in Svizzera come all’estero) e quindi sul suo tenore di vita e della sua famiglia. Determinanti non sono tanto le entrate del contribuente, bensì le sue uscite. Si tratta dunque di un’imposizione secondo il dispendio, ritenuto comunque che l’imposta dovuta deve corrispondere almeno all’imposta calcolata sull’insieme di un certo numero di elementi (sostanza immobiliare nel Cantone e relativi proventi, beni mobili in Svizzera e relativi proventi, introiti da diritti relativi alla proprietà intellettuale sfruttati in Svizzera, ecc.). L’imposizione globale secondo il dispendio è quindi molto più semplice per l’autorità fiscale rispetto alla tassazione ordinaria che nel caso di queste persone molto facoltose risulterebbe complessa, vista la necessità di accertare i loro redditi e patrimoni all’estero ai fini di stabilire l’aliquota applicabile. La Confederazione ha recentemente modificato la Legge sull’armonizzazione delle imposte dei Cantoni e del i Comuni (LAID), inasprendo le condizioni alle quali (dall’1.1.2016) sarà possibile concedere l’imposizione forfetaria e tra i nuovi criteri restrittivi figura un dispendio minimo annuo di CHF 400'000.-. Si è voluto così trovare un migliore equilibrio tra le esigenze dell’equità fiscale orizzontale da una parte e l’interesse pubblico al mantenimento di questa modalità vantaggiosa di imposizione straordinaria.

Sì, perché l’interesse pubblico dei forfait fiscali è tutt’altro che trascurabile. In Svizzera nel 2012 i cosiddetti globalisti sono stati 5'634 e hanno contribuito con 695 mio. di franchi al gettito complessivo degli enti pubblici (190 mio per la Confederazione, 330 per i Cantoni e poco meno di 180 per i Comuni). Questi gettiti sono in crescita e contribuiscono a finanziare la socialità, la sanità, le infrastrutture pubbliche, le scuole, ecc. Grazie alla loro domanda di beni, servizi e immobili, i globalisti garantiscono anche posti di lavoro. Da uno studio dell’Amministrazione federale delle contribuzioni del 2010 risulta che una persona trasferitasi in Svizzera e tassata sul dispendio ha in media un patrimonio immobiliare di 2,3 mio. di franchi. Nell’ipotesi di 400 globalisti in arrivo ogni anno (media del periodo 2007-2008) la cifra d’affari generata è dell’ordine 0,9 mia. di franchi e il valore aggiunto di ca. 0,6 mia. di franchi, pari a 5500 posti di lavoro a tempo pieno nel settore edilizio e immobiliare. Non basta: il consumo riconducibile ai globalisti crea un ulteriore valore aggiunto pari a 1,4 mia. di franchi, ossia 11'000 posti di lavoro a tempo pieno. Si tratta di contribuenti che asssumono volentieri personale per l’economia domestica e per compiti di giardinaggio e dunque si stimano altri 6'600 posti di lavoro a tempo pieno, per complessivamente 22'500 posti di lavoro in Svizzera. Non va poi dimenticato che i globalisti non ancora in età di pensionamento versano anche i contributi personali sulla base del dispendio accertato, alimentando così gli introiti delle nostre assicurazioni sociali. Spesso inoltre si dedicano ad attività da mecenate, elargendo cospicue donazioni agli enti pubblici e costituendo fondazioni per la promozione dell’arte e della cultura. Secondo alcune stime i globalisti spendono complessivamente circa 2,5 mia. di franchi all’anno, sostenendo l’economia di molte regioni svizzere ed in particolare di quelle di montagna (VD, VS, BE, GR, TI). In Ticino nel 2010 erano 877 i globalisti, per un gettito fiscale complessivo pari a 53 mio di franchi.

Il secondo quesito posto dall’iniziativa concerne il federalismo. L’abolizione dei forfait fiscali sull’intero territorio svizzero si iscrive in una pericolosa tendenza alla progressiva riduzione della sovranità fiscale residua dei Cantoni. Già oggi ai Cantoni rimane ancora soltanto la facoltà di stabilire liberamente le aliquote delle singole categorie di imposta di loro competenza e, appunto, la possibilità di prevedere un’imposizione forfetaria sul dispendio per stranieri che non esercitano un’attività lucrativa nel nostro Paese. Non vi è alcun valido motivo che giustifichi una soluzione uniformante e quindi un’abolizione dei forfait fiscali per dettato costituzionale. Ogni singolo Cantone deve poter continuare a determinarsi liberamente, secondo le sue specificità e le sue esigenze, sull’opportunità o meno di mantenere o adottare questa particolare modalità di imposizione fiscale.

Quest’iniziativa sottovaluta l’importanza economica dei globalisti e la necessità per la Svizzera di mantenere una certa concorrenzialità fiscale a livello internazionale, considerato che anche altri Stati europei concedono forme vantaggiose di imposizione per gli stranieri senza attività lucrativa. Il Cantone di Zurigo mostra concretamente la conseguenza dell’abolizione nel 2010 delle imposte forfettarie: su 201 globalisti 67 si sono domiciliati in un altro Cantone con tassazione ordinaria favorevole e 30 hanno abbandonato definitivamente la Svizzera. Il relativo ammanco fiscale dovrà essere compensato dagli altri contribuenti ordinari.

Voterò quindi NO a questa iniziativa e vi invito a fare altrettanto.

Avv. Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

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