
La paralisi che troppo spesso colpisce la mobilità ticinese, specialmente a sud del Monte Ceneri, è sotto gli occhi di tutti. È un fenomeno preoccupante giacché compromette non solo la libertà di spostarsi in tempi ragionevoli, ma pure la qualità dell’aria.
Ogni attore in gioco deve fare la sua parte. Il cittadino è chiamato a impegnarsi individualmente, optando, ad esempio, per la condivisione del veicolo (car pooling) o l’utilizzo dei mezzi pubblici. Dalle aziende ci si attende il massimo sforzo possibile per ottimizzare gli spostamenti dei propri collaboratori. L’ente pubblico deve invece predisporre le condizioni quadro affinché si possano concretizzare tutte le misure che permettano di contrastare la saturazione delle strade e di tutelare l’ambiente, migliorando di riflesso la qualità di vita di ciascuno di noi.
Lo Stato, così come qualsiasi famiglia e impresa, deve adottare - anche nell’ambito della mobilità – decisioni mirate e quindi ragionevoli. Non basta una generica etichetta “green” per sancire la bontà di un investimento. Sarebbe troppo facile. Anche la promozione della mobilità ecologica deve rispettare i presupposti dell’efficacia e dell’efficienza. Altrimenti si disperderebbero importanti risorse finanziarie, investendo in settori secondari e di nicchia, quando invece gli assi d’intervento più importanti e incisivi sono altri: la mobilità aziendale e il trasporto pubblico.
Il referendum promosso dai Giovani Liberali Radicali e dal movimento giovanile UDC, in votazione popolare domenica prossima, ha il pregio di aver rimesso in discussione la logica degli incentivi proposti dal Consiglio di Stato e approvati dal Gran Consiglio Governo e il loro impatto effettivo sulla qualità dell’aria. In realtà il loro unico effetto certo e percettibile è l’aumento - definito “temporaneo” per motivi cosmetici - delle tasse di circolazione, da anni già fra le più salate in Svizzera. Infatti, il passato ha mostrato come gli incentivi all’acquisto di automobili elettriche con sussidi pubblici a pioggia (anche per gli acquirenti facoltosi) non offrono alcun contributo degno di nota alla riduzione delle emissioni nocive nel nostro Cantone (0,3% !). Oltretutto va rammentato che le tasse di circolazione prevedono già oggi consistenti malus per chi detiene veicoli di grossa cilindrata e inquinanti. Tant’è che il mercato automobilistico si è da tempo adeguato, proponendo modelli a benzina o diesel sempre più efficienti e veicoli a bassissimo consumo e molto pratici, come le auto ibride. In pochi anni questa tendenza ha condotto da sola ad apprezzabili progressi in termini di riduzione delle emissioni.Mi sarei atteso dal governo ticinese una proposta più lungimirante, con l’allocazione di un credito di 16 milioni ad un vero disegno di mobilità aziendale (sostenuto timidamente nel messaggio con soli 2 sparuti milioni) e di trasporto pubblico all’avanguardia. Non mancano i buoni esempi oltralpe, dove i problemi di traffico e d’inquinamento non sono di certo stati affrontati con la pseudosoluzione delle automobili elettriche (il cui ciclo produttivo, tra l’altro, è tutt’altro che ecologico). Non può di certo valere il ragionamento “meglio lo 0,5 % di immissioni in meno che lo 0,0” laddove sono in gioco così tanti milioni dei contribuenti.
Quando i campanelli di allarme suonano nel campo dell’ambiente e della mobilità, ma vale anche per altri ambiti come la sicurezza, il mercato del lavoro o la formazione, servono strategie orientate alla sostenibilità e ad un ragionevole rapporto tra costi e benefici. La bussola dell’efficacia e dell’efficienza va sempre osservata, evitando di erodere ulteriormente il potere d’acquisto di chi è chiamato a fornire le risorse finanziarie. Questa votazione consente ai noi cittadini di riorientare la spesa di ca. 11 milioni di franchi a carico dei contribuenti (oltre ai 5 mio già a disposizione) scommessi su una misura ambientale più che opinabile e ben poco incisiva per il miglioramento della qualità dell’aria e per la riduzione della sollecitazione delle nostre infrastrutture stradali.
Giovanni Merlini, Consigliere nazionale PLR
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