
Domanda: ai fini dell’evoluzione del salario di un dipendente dello Stato è più equo il sistema attuale che prevede come unico criterio il tempo di permanenza in seno all’amministrazione cantonale oppure è più equo il nuovo sistema che aggiunge il criterio del merito personale? Per Il governo, per il parlamento e in generale per i fautori della revisione parziale della legge non v’è dubbio. Se si vuole davvero migliorare l’efficienza dell’amministrazione non può bastare il solo criterio del trascorrere del tempo per premiare un qualsiasi dipendente dello Stato. Anche perché il criterio dell’esperienza accumulata non è automaticamente una garanzia di qualità se non è comprovato il raggiungimento di obbiettivi individuali e collettivi prestabiliti e concordati con il superiore responsabile della valutazione delle prestazioni. Gli oppositori paventano possibilità di arbitrio e di disparità di trattamento nel riconoscimento del merito. E’ un timore esagerato. I parametri per il riconoscimento delle prestazioni fornite verranno oggettivizzati il più possibile con il metodo analitico, in modo da ridurre al minimo i margini di soggettività di chi è chiamato a giudicare. E’ vero che non si potrà mai escludere completamente il rischio di valutazioni percepite come inique. Ma questo rischio è presente già oggi nella valutazione delle prestazioni e ciononostante gli stessi sindacati che si oppongono al principio della remunerazione delle prestazioni secondo il merito non si oppongono invece al principio della valutazione delle prestazioni fornite. La contraddizione mi pare evidente. Da una parte ci si dichiara favorevoli alla conduzione per obbiettivi e al principio della valutazione, mentre dall’altra si combatte la possibilità di riconoscere - con moderati aumenti salariali fino ad un massimo del 3% rispetto all’anno precedente - le prestazioni individuali che hanno raggiunto o addirittura superato questi obbiettivi. E’ come impedire di chiudere il cerchio. Nella mia professione e nel mio ruolo di deputato al Gran Consiglio ho avuto molteplici occasioni di discutere di questa riforma con diversi dipendenti del Cantone. Non ne ho trovato uno che mi abbia esternato la sua contrarietà al riconoscimento del merito. Molti mi hanno invece espresso la loro insofferenza verso il sistema attuale che premia tutti indistintamente attraverso l’automatismo anacronstico degli scatti di stipendio per anzianità. Oggi chi fa solo il minimo indispensabile è trattato alla stessa stregua di chi si impegna quotidianamente per migliorare il servizio all’utenza, per svolgere in modo autonomo e puntuale il lavoro, per aggiornarsi costantemente. Idem per chi si rifiuta di svolgere nuove attività e per chi invece dimostra disponibilità in tal senso. Uno degli scopi di rilievo di questa riforma è proprio il conseguimento di una maggiore equità interna. Il funzionario dirigente sarà chiamato a definire insieme al collaboratore gli obbiettivi individuali da conseguire, proprio perché il collaboratore ha il diritto di sapere ciò che ci si attende da lui. La valutazione avverrà sulla base della qualità del lavoro, della sua quantità, dell’autonomia del collaboratore nello svolgimento dei compiti assegnatigli e sulla sua disponibilità ad assumerne di nuovi. Per ogni classe – in totale saranno 20 - ci saranno un salario minimo e un salario massimo e tra questi due estremi vi saranno le fasce di fluttuazione chiamate quartili. Ed è proprio all’interno di queste fasce che si inserirà l’aumento progressivo dello stipendio di un dipendente. La fascia degli stipendi bassi e medii comprende gli aumenti annuali che resteranno automatici se le prestazioni saranno sufficienti, mentre la fascia medio-alta e alta prevede aumenti legati al criterio del raggiungimento degli obbiettivi. Ogni anno si rivaluteranno il raggiungimento degli obbiettivi, il comportamento e la prestazione effettuata. Tra il minimo ed il massimo di una classe ci sarà sempre il 53% di differenza e ciò vale per tutte le classi. Questo è il
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