
Per il PPD: meglio due liberali-radicali o due leghisti in Governo? Questa è la domanda che molti di noi si sono posti durante le ultime settimane che hanno preceduto il voto popolare. Altri, come Sergio Salvioni, non si sono neppure posti la domanda, limitandosi ad auspicare - senza possibilità di discussione - la presenza di un secondo leghista in Consiglio di Stato piuttosto che di un liberale come Morisoli o, peggio ancora, di un secondo popolare democratico. Il “vecchio”, puro e convinto laicista-radicale, come ha ricordato un quotidiano ticinese, è stato servito. Il PLRT ha perso la maggioranza relativa in Consiglio di Stato! La domanda - per i cittadini che come me, grazie a Dio, non hanno questo tipo di certezze - rimane aperta. Dal profilo del coinvolgimento nelle decisioni politiche la nostra posizione difficilmente potrà peggiorare. Nell’ultimo quadriennio il PLRT ha infatti spesso privilegiato la discussione e i rapporti con il PS piuttosto che con il PPD, considerato dall’ex partitone come l’avversario storico. Pur avendo in comune la responsabilità e il senso dello Stato, PLRT e PPD si sono spesso trovati su posizioni opposte su temi importanti, quali ad esempio la protezione della vita, l’educazione e la formazione, la valorizzazione dei corpi intermedi e il sostegno finanziario delle iniziative e delle strutture private nell’ambito della sanità e delle socialità. Anche in materia di nomine il PLRT spesso e volentieri si è alleato con il PS. Dal 10 di aprile la musica è cambiata; l’ex partitone dovrà abituarsi a considerare le altre forze politiche al suo pari e non potrà più confidare nell’alleanza con i socialisti per ottenere maggioranze di sorta. Detto questo, il PLRT, eccezion fatta per l’ultimo quadriennio, ha certamente contribuito alla costruzione e al benessere di questo Cantone dimostrando attaccamento al Paese e una certa cultura politica che ai toni sprezzanti e allo scontro fine a se stesso ha privilegiato il confronto e la concordanza, caratterisctiche necessarie per la conduzione del Cantone. Per quanto concerne la Lega dei Ticinesi, che sino a ieri si era limitata a “urlare” i problemi del Cantone, non potrà più limitarsi a tacciare tutti di asini e incompetenti, ma dovrà finalmente proporre delle soluzioni pratiche ai molteplici problemi del Ticino, rispondendo alle aspettaive dei cittadini che hanno espresso la loro fiducia nel movimento di Bignasca. E dovrà farlo collaborando con le altre forze politiche, perché la Svizzera è uno Stato democratico dove i rappresentanti del popolo sono abituati e costretti a operare in un sistema di concordanza. Noi popolari democratici - che in queste elezioni abbiamo perso ulteriori consensi, pur contenendo i danni rispetto al PLRT e al PS - siamo pronti e disponibili a garantire il nostro impegno e il nostro contributo per la conduzione del Ticino dei prossimi quattro anni. A scanso di malintesi e per rispondere subito all’infelice dichiarazione pubblica di Bignasca, ribadiamo con chiarezza che il nostro Partito non è in vendita, non è ostaggio di nessuno e che sempre si farà rispettare, anche a costo, se necessario, di restituire qualche colpo. Ma, evidentemente, confidiamo in un comportamento civile da parte di tutti i nuovi attori della politica ticinese, compresi coloro che da oggi hanno la maggioranza relativa in seno al Governo cantonale. Giovanni Jelmini, presidente cantonale PPD
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

