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Giovanni Jelmini: 'E se ci occupassimo del futuro del Ticino?'
Redazione
17 anni fa

A poco più di un anno dal rinnovo dei poteri cantonali, c’è già chi sta cercando di mettersi in mostra per attirare l’attenzione dell’elettorato con largo anticipo. Penso alle recenti uscite del capogruppo del PS, Raul Ghisletta, che se la prende con i cosiddetti Partiti di centro rimproverandoli d’immobilismo, come se il suo Partito brillasse per dinamismo. Penso alle dichiarazioni di Giuliano Bignasca e Lorenzo Quadri che minacciano le loro improbabili dimissioni dal Municipio di Lugano. Il momento di crisi che stiamo attraversando suggerisce di non pensare unicamente alle strategie e al marketing elettorale in vista delle elezioni del 2011, ma piuttosto di pensare e possibilmente realizzare qualche idea e qualche misura utile a sostegno dell’economia e dell’occupazione del nostro Cantone. Le aziende ticinesi che fanno capo al lavoro ridotto sono infatti sempre più numerose, il tasso di disoccupazione aumenta, così come aumenta la difficoltà per i giovani di trovare un primo impiego. La perdita di posti di lavoro nel settore finanziario causata dallo scudo fiscale sarà dolorosa e avrà ripercussioni pesanti nei prossimi anni. Di fronte a questo scenario non possiamo restare inattivi e non possiamo neppure limitarci a protestare contro le autorità federali, poco sensibili o poco informate sui problemi particolari del nostro Cantone. O contro le autorità italiane, preoccupate a risolvere i propri innumerevoli problemi, utilizzando anche metodi poco rispettosi delle libertà individuali dei loro e dei nostri cittadini. Nel corso del Congresso tenutosi a Cadempino lo scorso 14 novembre 2009, il nostro Partito ha lanciato qualche proposta intesa ad affrontare attivamente questo momento di difficoltà. Abbiamo invitato il Consiglio di Stato a voler costituire un gruppo di lavoro strategico con l’incarico di valutare le conseguenze della crisi economica dal profilo dell’occupazione, della socialità e delle entrate fiscali, di indicare le misure più urgenti da adottare e di elaborare un piano di rilancio dell’economia. Abbiamo chiesto di promuovere concretamente il nostro territorio e le nostre condizioni quadro favorevoli (sicurezza, ordine, qualità dei servizi) attraverso una chiara e mirata strategia di marketing e acquisizione per attirare in Ticino aziende e business ad alto valore aggiunto e innovazione nel settore secondario e terziario (biotech, medicina, energie alternative, Asset Management, consulenza, ecc.). Abbiamo proposto - perché è urgentemente necessario - di rafforzare i servizi di orientamento professionale e coinvolgere gli operatori economici operativi sul nostro territorio per meglio indirizzare i giovani sulle opportunità che offre il mercato del lavoro indigeno, oggi radicalmente cambiato a seguito della crisi. Su questo importante aspetto proporremo peraltro una serata pubblica di riflessione il prossimo 26 marzo 2010 a Lugano. Abbiamo pure chiesto di voler intervenire per tutelare l’occupazione indigena, scoraggiando situazioni di concorrenza indebita ad opera di nuove entrate di manodopera estera e di lavoratori distaccati. A distanza di due mesi, rilanciamo queste proposte nella consapevolezza che urge una seria riflessione sul futuro del nostro Cantone, sulle opportunità e sulle potenzialità che dobbiamo sfruttare per affrontare al meglio questo momento di crisi. Siamo infatti convinti che la difficoltà, se affrontata con dinamismo e creatività, può rappresentare un’opportunità. Giovanni Jelmini, presidente PPD Ticino

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