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Giovanni Berardi: Se ci mancasse il cibo nel piatto
Redazione
16 anni fa

Quando una forza politica fa la cosa giusta è importante se gnalarlo. E, infatti, mercoledì 1. settembre, c o e re n t e m e n t e con quanto annunciato lo scorso mese di maggio, il PPD svizzero ha chiesto al Consiglio federale di sospendere immediatamente i negoziati per un accordo di libero scambio agricolo con l'Unione europea (UE). Questa posizione coin cide con quella di praticamente tutte le associazioni agricole, come pure di molti Cantoni, molto scettici al momento dell'avvio dei negoziati. In gioco vi è la capacità produttiva della nostra agricoltura che sarebbe messa letteralmente in ginocchio se fossero ul teriormente eliminati i pochi strumenti di protezione doganale ancora in vigore. Quali sarebbero le conseguenze di un accordo di libero scambio con l'UE, lo si può benissimo immaginare osservando quanto sta succedendo nel mercato lattiero svizzero. In questo preciso settore (per ora l'unico) esiste già un accordo di libero scambio con i nostri vicini europei. Il risultato dei primi anni è stato un poderoso aumento delle importazioni di latticini trasformati provenienti dall'UE. L'esportazione di formaggi svizzeri è, da parte sua, leggermente aumentata in termini quantitativi (a che prezzi però!), ma il saldo finale dell'aumento dell'export è nettamente a favore dei prodotti esteri. Di fatto la produzione lattiera svizzera ha perso quote di mercato interno. Questo è uno dei motivi che ha condotto a un'eccedenza di latte con relativo crollo generalizzato del prezzo pagato al produttore. Molti produttori di latte rischiano la rovina. Vogliamo che ciò accada anche per i produttori di frutta, di verdura, di carne, di cereali e di uova? Ma la questione più impo tante è: che ne sarebbe delle capacità produttive indigene? La sospensione delle trattative permetterebbe di con centrarsi su soluzioni concrete in grado di preservare in Svizzera un'agricoltura produttiva e sostenibile. In gioco non ci sono solo la cura del nostro territorio e il reddito degli agricoltori, ma anche l'indotto economico che que sto settore genera a livello agroalimen tare in Svizzera. Poi, vi è anche lo scottante tema dell'approvvigionamento interno, ora sceso sotto il 60% (il più basso di qualsiasi altro paese europeo). In una situazione di possibili turbo lenze a livello globale, è responsabile farsi trovare scoperti sul fronte delle capacità produttive interne? I recenti avvenimenti in Russia con interi rac colti andati in fumo, la crescita costante della popolazione mondiale, i mu tamenti climatici e i disastri ambien tali dovrebbero far suonare un cam panello d'allarme. L'impegno di salva guardare la nostra agricoltura riguar da ormai tutta la società. E i margini di manovra ci sono, visto che in nes sun altro paese del mondo si spende così poco per l'alimentazione (meno del 7% del reddito pro capite). Non vor remo mica per caso farci mancare il cibo nel piatto… Giovanni Berardi, presidente di Agrifutura

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