
In molti avranno riso di gusto osservando negli scorsi giorni il consigliere federale Hans-Rudolf Merz colto da un irrefrenabile attacco di ridarella, la “stüpidèra” come diceva mia nonna. Ma perché Merz non ha potuto trattenersi dalle risate? Per sua stessa ammissione sembra che abbia capito ben poco della risposta, preparata dai suoi funzionari in perfetto “burocratese”, a una domanda del consigliere nazionale Jean-Pierre Grin VD. Nonostante il divertimento generale, l’argomento è però abbastanza serio ed è presto spiegato. Grin, preoccupato dal forte incremento dell’importazione di carne al pepe, ovvero carne fresca sulla cui superficie sono sparsi grani di pepe, chiedeva al Consiglio federale se non si trattasse di una sorta di frode doganale per pagare meno dazi sull’importazione. Infatti, giunta in Svizzera, questa carne, dopo che le sono stati tolti i grani di pepe, la si ritrova sui normali banchi di vendita. E siccome il dazio per carne semitrasformata è quattro volte inferiore rispetto a quello per la carne fresca, si tratta di una sorta di speculazione, un aggiramento delle regole sull’onda del “fatta la legge trovato l’inganno”. Per ora i quantitativi rapportati al consumo totale di carne sono relativamente modesti. Comunque sono sufficienti per destabilizzare il mercato interno creando una forte pressione sui prezzi della carne pagati al produttore. Se, dopo il mercato lattiero, anche quello della carne dovesse capitolare, sarebbe un bel guaio per il nostro paese dove gran parte della carne è prodotta a partire da foraggi grezzi (erba e fieno) assicurando un’adeguata cura del paesaggio, soprattutto in montagna. Insomma, Merz si è divertito e ci ha fatto divertire (e glielo concediamo anche perché evidentemente nell’imminenza dell’abbandono della carica al buon Hans Rudolf è permesso un certo rilassamento), ma per la politica agricola e la cura del paesaggio la fattura potrebbe rivelarsi molto… pepata! Giovanni Berardi, Presidente di Agrifutura
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