
Se solo avessero potuto, Luido Bernasconi e Renato Bison avrebbero certamente estratto un cartellino giallo ciascuno. Un doppio ammonimento per sancire l’espulsione di vari servizi dell’Amministrazione cantonale che hanno cassato il piano di indirizzo per il nuovo complesso alberghiero polifunzionale di Claro. L’affermazione, ripresa dai media, del rappresentante dei promotori “questo Cantone merita poco, in questo paese è meglio non fare niente” può essere il classico sbotto del tifoso di fronte alla segnalazione di un fuorigioco. Ma il regolamento non può essere cambiato durante la partita. Questo paragone calcistico può aiutarci a comprendere, da una parte, il ruolo dell’Amministrazione cantonale nell’applicazione corretta di leggi e strumenti pianificatori adottati dal legislatore, dall’altra, la malafede e la poca lungimiranza di chi si è scagliato, a torto, contro i servizi cantonali. In realtà, l’Amministrazione ha semplicemente fatto il proprio lavoro in modo garbato, ma documentato e deciso. La salvaguardia del territorio, ma anche lo sviluppo coordinato e coerente sono concetti ormai fissati in vari strumenti di legge. Sì, perché il territorio è una risorsa limitata e va possibilmente preservato. La crescita quantitativa, in orizzontale, a discapito di superfici per fortuna ancora libere da costruzioni, a lungo andare, porterà alla saturazione. Occorre cambiare modulo di gioco. Valorizziamo piuttosto quello che già c’è e che potrebbe essere qualificato. Certo, bisogna rispettare chi è disposto ad investire economicamente nel nostro cantone, ma è necessario che queste persone si convincano che la crescita cui dobbiamo mirare è quella qualitativa, preservando il più possibile le basi naturali e il territorio, vere risorse per il turismo. Al di fuori di questo concetto sarebbe solo mera speculazione. Alternative per gli investitori rappresentati da Luido Bernasconi? Nel solo ambito delle strutture turistiche me ne vengono in mente subito almeno un paio: il Grand Hotel di Locarno, che merita di tornare ai fasti migliori, oppure l’Albergo Villa Magliasina nel Malcantone, già collocato in una zona espressamente pianificata per attrezzature turistiche, ma chiuso da qualche anno. Insomma, sono finiti i tempi del “palla lunga e pedalare”. Oggi, il pubblico vuole il calcio spettacolo, manovrato e lineare. Lo si insegna anche ai boys nelle selezioni giovanili. Alla stessa stregua bisogna convincersi che è necessario cambiare le nostre visioni per rapporto allo sviluppo del nostro cantone. E le generazioni future ci saranno enormemente riconoscenti se avremo saputo preservare quella risorsa preziosissima che è il territorio. Giovanni Berardi, presidente di Agrifutura
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