
Alcune recenti prese di posizione a livello parlamentare e governativo mi hanno fatto riflettere sulla lettura che il nostro mondo politico dà della gioventù ticinese. Primo spunto: il Gran Consiglio ha accolto un?iniziativa parlamentare con cui si vuole introdurre il divieto di vendita di tabacco ai minori di 18 anni. Nella commissione della legislazione, la maggioranza radico-socialista ha respinto la proposta di Nadia Ghisolfi e Fabio Regazzi di fissare il limite a 16 anni, come accade nella maggior parte dei Cantoni che conoscono questi divieti. Secondo spunto: il Dipartimento delle istituzioni ha ragionevolmente proposto di eliminare la norma secondo cui i minori di 16 anni, dopo le 2100, non possono accedere da soli nei bar. Contro questa evenienza sono stati lanciati strali di ogni tipo, quasi fosse stata preannunciata una nuova Gomorra. C?è da restare allibiti. Il PPD, il conservatore PPD, il partito ?della Chiesa?, costretto a fare da baluardo alle derive proibizioniste di chi si richiama al ?riformismo?. Le stesse persone, detto per inciso, che fino a qualche mese fa si battevano affinché la canapa potesse essere commercializzata in Svizzera e liberamente consumata, anche dai minorenni. Tralasciando la polemica, il punto è un altro. I giovani d?oggi, per certi versi, appaiono ?migliori? di quelli di qualche anno fa. Per esempio, gli ultimi dati pubblicati dall'Ufficio federale della sanità pubblica ci dicono che i giovani fumano meno rispetto al 2001 (-8%), ma soprattutto che fumano meno rispetto agli adulti (23% contro il 27%). Il consumo problematico di alcool tra i quindicenni, è sceso, tra il 2003 e il 2007, dal 20% al 14%. Analoga tendenza per la canapa, il cui consumo tra i giovanissimi è passato dal 21% al 16%. È vero che la delinquenza giovanile è aumentata e che i reati violenti sono quasi raddoppiati negli ultimi 10 anni, ma bisogna tenere conto che si tratta di azioni ascrivibili a cerchie ristrette di persone, conosciute e - purtroppo - riconducibili a categorie sociologiche ben determinate, come evidenzia il Rapporto 2008 ?Violenza giovanile? del Dipartimento federale di giustizia e polizia. Per questi casi isolati, pur tenendo conto dell?oggettivo contesto di disagio, la risposta non può che essere la severità e l?intransigenza. Ciò che probabilmente è più preoccupante nell?attuale panorama giovanile, è l?inadeguatezza di certi genitori a svolgere il loro ruolo di educatori. L?incapacità di fissare limiti e obiettivi ai propri figli è quasi disarmante. La difesa ad oltranza, nei confronti di docenti o poliziotti, di comportamenti inammissibili e ingiustificabili è spesso un?istigazione alla trasgressione e al degrado. Non stupisce allora che alcuni gruppi politici, meno inclini di altri a responsabilizzare l?individuo, trovino una facile scorciatoia nell?investire lo Stato della missione di ?tenere a bada? i minorenni, infarcendo la loro esistenza di divieti assurdi e controproducenti. Si è perso di vista il fatto che un genitore può fissare delle regole ai propri figli indipendentemente dall?esistenza di norme legali. Se per esigere che il proprio ragazzo torni a casa entro la mezzanotte, si deve imporre un coprifuoco generalizzato, significa che un intero modello sociale e comunitario si sta inesorabilmente sgretolando. Libertà e responsabilità, nella nostra concezione culturale e filosofica, sono sempre stati un binomio indissolubile. Oggi, per evitare la responsabilità, si preferisce sacrificare la libertà. E, quel che è peggio, la libertà dei nostri giovani. Un prezzo che non siamo disposti a pagare. Maurizio Agustoni, presidente di Generazione Giovani
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