
La Gioventù Comunista (GC) prende atto con rammarico dell’avvio della procedura di consultazione, da parte del Consiglio federale, in merito all’estensione dell’obbligo di partecipazione alla giornata informativa sull’esercito anche alle ragazze. Con questa misura si vogliono obbligare le giovani donne svizzere a partecipare alla giornata d’orientamento, sperando di incentivare forzatamente la loro partecipazione al servizio di leva. L’affermazione del consigliere federale della difesa Martin Pfister, secondo cui questa novità “favorirebbe le pari opportunità fra i sessi", ci risulta non solo una mera manovra retorica, ma anche una vile strumentalizzazione della lotta per parità di genere. Una causa che si inserisce nella lotta di classe e che si vince sul piano dei diritti sociali, ovvero tramite misure salariali realmente eque, con il riconoscimento del lavoro non retribuito, abolendo pregiudizi e discriminazioni di genere. Queste sono le uniche politiche che agiscono realmente sul piano delle pari opportunità e non, come è invece il caso della giornata informativa (e forse, in futuro, dell’obbligo di prestare servizio), delle pari coercizioni.
Dubbi sul codice di comportamento
Rimarchiamo inoltre le affermazioni del brigadiere Markus Rihs, il quale promette già un codice di comportamento per i quadri che prevederebbe zero tolleranza verso comportamenti indesiderati ed inopportuni. Oltre ai dubbi legati all’efficacia di tale mezzo (bastasse un codice di comportamento perché gli schemi del patriarcato svaniscano…), affermare di star tutelando la sicurezza delle cittadine mentre le si incorpora in un esercito che sempre più agisce sull’onda delle politiche guerrafondaie della NATO (“warkeeping” in Ucraina, missioni in Kosovo, esercitazioni congiunte, …), ci pare una vera e propria presa in giro.
Che uomini e donne lottino insieme per una società giusta
Questa misura, che peraltro comporterebbe 3,3 milioni di franchi di costi a cui i cantoni dovrebbero far fronte, vuole solo essere un primo passo in direzione della crescente militarizzazione della società che già vediamo, ad esempio, nei sempre più frequenti attacchi all’alternativa del servizio civile. Come Gioventù Comunista siamo convinti e convinte che la vera equità di genere sia da raggiungere non tanto estendendo al sesso femminile le misure coercitive (che si parli di militare o di età pensionabile), gravanti ancora sulle spalle degli uomini, quanto lottando insieme per un raggiungimento di pari opportunità (quelle vere!) e pari diritti politici, sociali e civili. Che uomini e donne lottino insieme per una società realmente giusta, equa, e per il mantenimento del servizio civile, unica alternativa davvero sicura per tutti e tutte!
Gioventù Comunista
