
Recentemente il Consiglio federale ha messo in consultazione una modifica del Codice penale che prevede una multa per chiunque utilizzerà o diffonderà pubblicamente simboli razzisti, specialmente quelli del nazionalsocialismo (come ad esempio la croce uncinata, il saluto nazista o il simbolo delle SS). Ebbene, il Corano in certi passaggi non ha nulla da invidiare al “Mein Kampf” di Hitler , essendo infarcito di versetti che inneggiano alla superiorità dei musulmani rispetto ai non musulmani, fomentano l’odio contro ebrei, cristiani e atei e aizzano a ucciderli (es . “ammazzateli dovunque essi si incontrino! Fateli uscire da dove essi vi han cacciato (...)” - 2 :19). E del resto basta guardare cosa avviene in molti Paesi islamici per averne una conferma. Oggi v’è chi cerca di far passare per razzisti coloro che cercano di denunciare l’islamizzazione dell’Europa e della Svizzera e si battono contro i simboli dell’Islam : ma la storia – ahinoi, quando sarà troppo tardi – dirà chi erano i veri razzisti ed i loro fiancheggiatori e renderà giustizia a chi l’aveva capito subito ed aveva avuto il coraggio di dirlo. E allora come la mettiamo con i simboli di una religione che, checché ne dicano i suoi seguaci ed i suoi difensori d’ufficio, è in odor di spiccato razzismo ? A seguito della modifica del Codice penale potranno essere multati anche coloro che costruiranno minareti o esibiranno pubblicamente il velo islamico ? E’ proprio vero che dalla storia non si impara mai niente : ci preoccupiamo di vietare i simboli di un’ideologia del passato e chiudiamo gli occhi su un’ideologia che , con la tattica delle fette di salame (leggete in proposito i rapporti Obin e Dénécée pubblicati sul sito www.ilguastafeste.ch ), ci sta portando lentamente ma inesorabilmente nella stessa tragica direzione sfruttando anche in questo caso le debolezze della democrazia . Coloro che in nome della libertà di religione vorrebbero mettere tutte le religioni sullo stesso piano dimenticano che l’Islam non è una religione come le altre ma è un’ideologia che strumentalizza una religione con il preciso obiettivo di sottomettere con la persuasione e la violenza tutti i non musulmani del mondo. Per questi ed altri motivi l’Islam è dunque incompatibile con la democrazia e con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, e va tenuto a freno nei Paesi occidentali anziché essere incoraggiato cercando di andare incontro alle sue esigenze e cercando di renderci islamcompatibili. La votazione sui minareti , comunque andrà a finire, non arresterà l’islamizzazione del nostro Paese e quella dei musulmani moderati giunti da noi in cerca di libertà (i quali grazie alla dabbenaggine di molti nostri politici rischiano di cadere dalla padella alla brace), ma farà capire agli integralisti islamici – specie agli adepti della Fratellanza musulmana ben presente anche in Ticino - che la Svizzera non sarà terra di facili conquiste perché una grossa fetta di discendenti di Guglielmo Tell ha capito il loro “gioco” ed è ancora pronta a battersi contro chi vorrebbe sottometterci. E mi auguro che dopo i minareti toccherà al velo islamico e al burqa... Sulla controversa proposta di vietare la costruzione di minareti in Svizzera c’è chi ha fatto notare che l’iniziativa non rispetterebbe la Convenzione europea dei diritti dell’uomo ( la quale garantisce la libertà di religione e la libertà di manifestare liberamente la propria religione) e che quasi certamente i giudici di Strasburgo annullerebbero una decisione popolare favorevole al divieto. Ovviamente tutto è possibile, ma mi risulta che nel 2005 la Corte europea per i diritti umani , esprimendosi sul caso di una studentessa musulmana che era stata sospesa dall’Università di Istanbul per l’uso del velo islamico, aveva confermato che la legge turca che impone il divieto di indossare il velo in università ed edifici pubblici non violava i diritti umani. Quindi è anche possibile che la stessa Corte potrebbe arrivare alla medesima conclusione per quanto riguarda un eventuale divieto di costruire minareti. C’è pure chi ha fatto n
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