
Prima della votazione del 2009 sul divieto di costruire minareti in Svizzera gli ambienti contrari a questa proposta cercarono di influenzare l’esito della votazione avvertendo che in caso di approvazione del divieto i turisti musulmani avrebbero boicottato la Svizzera. Invece successe l’esatto contrario e da allora i visitatori provenienti dai Paesi musulmani, in particolare quelli del Golfo, furono fra coloro che nelle statistiche sui pernottamenti segnarono i maggiori tassi di crescita.
Anche prima e dopo la votazione sull’iniziativa “antiburqa” in Ticino vi fu chi difese la “libertà” delle donne di indossare il burqa, profetizzando che l’eco dato dalla stampa mondiale alla votazione ticinese avrebbe potuto provocare perdite miliardarie al turismo svizzero (specie qualora il divieto del burqa fosse introdotto a livello nazionale) a causa del possibile boicottaggio da parte dei ricchi visitatori provenienti dai Paesi del Golfo.
Ma anche stavolta i fatti sembrano dar torto a questi uccelli del malaugurio che fanno del terrorismo turistico e diffondono allarmi ingiustificati per influenzare le scelte politiche dei cittadini. Difatti, stando alle statistiche sui pernottamenti alberghieri concernenti il mese di gennaio rese note in questi giorni ( con un aumento in Svizzera dell’1,5% e un calo in Ticino del 7,6% ) , i visitatori provenienti dai Paesi del Golfo hanno fatto registrare a livello nazionale una crescita del 5,4%, mentre che in Ticino – dove le cifre per tutte le tipologie di turisti si sono chiuse in negativo - questi ospiti arabi sono stati gli unici a far registrare un leggero aumento delle presenze.
Se questi facoltosi turisti musulmani continuano a visitare il nostro Paese in numero crescente significa che apprezzano la sua bellezza, la sua ospitalità, i suoi usi e costumi e la sua sicurezza e non si fanno problemi per il divieto dei minareti o del burqa. E allora se non si fanno problemi loro , perché dovremmo farceli noi ? Perché voler essere più papisti del Papa ?
Giorgio Ghiringhelli, Losone
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