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Giorgio Ghiringhelli - La sberla del Tribunale federale alla democrazia diretta
Giorgio Ghiringhelli - La sberla del Tribunale federale alla democrazia diretta
Giorgio Ghiringhelli - La sberla del Tribunale federale alla democrazia diretta
Redazione
10 anni fa

Venerdì 3 giugno, con una votazione finita 3 a 2, il Tribunale federale ha respinto il ricorso contro l’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale "Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona" decretata due anni e mezzo fa dal Gran Consiglio.

A botta calda avevo dichiarato alla stampa di accettare sportivamente questa sentenza, anche perché dopo tante importanti battaglie vinte era statisticamente probabile che prima o poi ne perdessi una. Ma dopo averci dormito sopra una notte ho cambiato idea e adesso ritengo doveroso attirare l’attenzione dei ticinesi sulle nefaste conseguenze per la democrazia diretta di una decisione presa a stretta maggioranza dalla prima Corte del Tribunale federale.

In dubio pro populo ? No, nel dubbio contro il diritto di iniziativa…

Pur comprendendo le perplessità sollevate anche fra una parte della popolazione dalla mia iniziativa, che mirava a ottenere l’aggregazione dei Comuni dell’agglomerato locarnese e di quello bellinzonese mediante una modifica della Costituzione che avrebbe comportato il voto di tutti i cittadini del Cantone, c’è una cosa che ci tengo a sottolineare. Se i giudici avessero deciso che l’iniziativa era irricevibile perché in contrasto con il diritto superiore svizzero, cioè con la nostra Costituzione federale o con qualche legge federale, avrei accettato di buon grado questa sentenza e mi sarei messo il cuore in pace.

Ma ciò che proprio non riesco a digerire è il fatto di sapere che un’iniziativa costituzionale sottoscritta da 11'588 cittadini sia stata sottratta al voto popolare solo perché, secondo una parte dei giudici, essa era in contrasto con il diritto internazionale, e meglio con la Carta europea dell’autonomia locale, la cui interpretazione ha sollevato molti dubbi e discussioni fra gli stessi giudici.

Tre giudici su cinque hanno optato per un’interpretazione rigida, che nella pratica ha capovolto il famoso principio "in dubio pro populo", secondo il quale a fronte di diverse possibili interpretazioni andrebbe privilegiata quella più favorevole al popolo. In questo caso, di fronte al dubbio, si è preferito scegliere la soluzione più sfavorevole al popolo. Non per nulla, nell’edizione di ieri ( 4 giugno) , il quotidiano La Regione, in un ampio e ottimo servizio dell’inviato Paolo Ascierto, ha dato la notizia della sentenza del Tribunale federale con l’azzeccato titolo " Carta batte popolo". E a sua volta la prestigiosa Neue Zürcher Zeitung ha pubblicato sul suo sito online un articolo di Katharina Fontana intitolato "In Zweifel gegen das Initiativrecht" ("Nel dubbio contro il diritto di iniziativa"). Quindi anche i giornalisti che hanno assistito al dibattito fra i giudici hanno condiviso la mia impressione.

Per questo motivo sostengo che chi oggi si rallegra per questa sentenza, compiacendosi su facebook di aver contribuito ad affossare l’iniziativa ( nevvero ex-deputato PPD Carlo Luigi Caimi, relatore del rapporto di maggioranza che aveva proposto di dichiararla irricevibile ?), in realtà ha reso un pessimo servizio alla democrazia diretta e allo sviluppo economico del Cantone ( che risente della disgregazione del Locarnese) .

Non siamo più padroni in casa nostra

Di tutte le numerose motivazioni addotte a suo tempo dal Gran Consiglio, con evidente accanimento politico, nell’intento di decretare a tutti i costi l’irricevibilità di un’iniziativa invisa alla lobby dei Comuni , il Tribunale federale ne ha ritenuta una, e una soltanto : quella secondo cui l’iniziativa non rispetterebbe l’articolo 5 della Carta europea dell’autonomia locale sottoscritta nel 2005 anche dalla Svizzera . Secondo questo articolo per ogni modifica dei confini territoriali locali le collettività toccate da queste modifiche "devono essere consultate preliminarmente, eventualmente (ndr. ma non obbligatoriamente, ha fatto notare qualche giudice) per mezzo di un referendum se la legge lo consente".

Quindi questa è la PRIMA VOLTA che un’iniziativa popolare lanciata in un qualsiasi Cantone svizzero viene ritenuta irricevibile perché giudicata in contrasto con un trattato internazionale.

Ergo : grazie a Caimi & Co, supportati da tre giudici che interpretando la Carta in modo eccessivamente rigido han voluto essere più papisti del Papa (il ticinese pipidino Ivo Eusebio, il verde argoviese Thomas Merkli e il socialista vodese nonché presidente della I. Corte Jean Fonjallaz), non siamo più padroni in casa nostra !

Un’interpretazione rigida e "folle" di un trattato internazionale

Secondo l’avvocato losannese Nicolas Rouiller (che assieme all’avvocato Fiorenzo Cotti aveva steso il ricorso), ma anche secondo uno dei giudici ( il ginevrino liberale François Chaix), l’interpretazione che la

maggioranza dei giudici del Tribunale federale hanno voluto dare all’art. 5 di questo trattato ( che, va sottolineato, non tocca i diritti fondamentali del cittadino) è molto più restrittiva e rigida di quanto nella concreta realtà viene applicato in tutti i Paesi europei che hanno sottoscritto questa Carta .

"Questa interpretazione é una follia" ha commentato senza mezzi termini l’avvocato dopo la sentenza. Ma anche il giudice socialista bernese Lorenz Kneubühler , uno dei due magistrati favorevoli alla ricevibilità dell’iniziativa , durante il dibattito ha chiaramente detto di essere rimasto "senza parole" di fronte a certi ragionamenti fatti dagli altri tre giudici, ivi compreso il giudice ticinese pipidino Ivo Eusebio (il cui fratello Marzio, sindaco di Dalpe, è notoriamente contrario all’aggregazione del proprio piccolissimo e agiatissimo Comune che grazie alla presenza di facoltosi contribuenti vanta un moltiplicatore d’imposta al 65 %…) .

Ergo : ancora una volta gli svizzeri devono fare i primi della classe nel rispetto di trattati internazionali che gli altri Paesi applicano in modo elastico e che verosimilmente con queste rigide interpretazioni non avrebbero mai sottoscritto.

Con una sola sentenza due sberle alla democrazia diretta

Da notare che con questa sentenza il Tribunale federale ha in pratica d’un sol colpo decretato la fine di due iniziative costituzionali lanciate in Ticino. La prima é quella del sottoscritto; la seconda è quella lanciata qualche tempo dopo da Raoul Ghisletta per conto del sindacato VPOD e che chiedeva di ridurre da 135 a 15 il numero dei Comuni in Ticino.

Anche questa iniziativa non prevede infatti una votazione consultiva (o una consultazione organizzata dei Comuni interessati) prima della votazione vera e propria sul maxi-progetto aggregativo, e dunque, per gli stessi motivi di non rispetto della Carta addotti dai tre giudici federali, anche questa iniziativa (il cui esame di ricevibilità era stato sospeso dal Gran Consiglio) sarà molto verosimilmente destinata a fare la stessa fine. Con buona pace di chi oggi , per motivi di antipatia personale, mi rimprovera di "abusare dei diritti popolari" (nevvero deputato PPD Lorenzo Jelmini ?)…

E così con una sola sentenza si son date due sberle alla democrazia diretta !

Il clamoroso precedente di Glarona

Da notare che in Svizzera si era già verificato un clamoroso precedente di non rispetto della Carta europea dell’autonomia locale, che però non aveva avuto alcun seguito. Qualche anno fa, quando il trattato internazionale in questione era già in vigore anche per la Svizzera, il Consiglio di Stato del Canton Glarona propose di ridurre da una ventina a 10 il numero dei Comuni, senza però procedere a delle votazioni consultive o a delle consultazioni organizzate nei Comuni interessati. Durante la Landsgemeinde chiamata a ratificare questo progetto aggregativo un cittadino propose di ridurre a 3 il numero dei Comuni del Cantone, e tale proposta fu accettata seduta stante, senza dunque nemmeno la possibilità teorica di "consultare preliminarmente" in qualsiasi forma le collettività interessate.

Questa decisione comportava una modifica della Costituzione cantonale, per cui prima di entrare in vigore essa doveva ottenere il beneplacito ( la cosiddetta Garanzia federale ) da parte delle Camere federali. Nessuno a quel momento sollevò obiezioni sul mancato rispetto della Carta , e anzi nel suo preavviso favorevole il Consiglio federale disse esplicitamente che tale modifica non era in contrasto con questo trattato, per cui per finire la Garanzia federale venne concessa.

I giudici sconfessano clamorosamente il Consiglio federale

Fu proprio basandomi sul modello glaronese , e fidandomi del giudizio delle Autorità federali (ci tengo a ricordarlo a chi oggi su facebook mi rimprovera di aver "abbindolato i cittadini con false promesse"…nevvero deputato PPD Lorenzo Jelmini ? ) , che nel 2012 lanciai l’iniziativa mirante a fissare nella Costituzione cantonale l’aggregazione dei Comuni del Locarnese e del Bellinzonese , da raggiungere – come per tutte le modifiche costituzionali - mediante una votazione a livello cantonale ( ossia l’equivalente della Landsgemeinde glaronese).

E allora qualcuno si chiederà perché quel che andava bene qualche anno fa per Glarona non va bene oggi per il Ticino ? Il Tribunale federale – sconfessando clamorosamente le Autorità federali - ha riconosciuto che neppure nel caso di Glarona , malgrado quanto asserito dal Consiglio federale, era stata rispettata la Carta europea dell’autonomia locale, ma i tre giudici contrari alla ricevibilità dell’iniziativa ticinese si sono giustificati dicendo che nel caso di Glarona nessuno aveva sollevato puntualmente con un ricorso il problema della violazione della Carta.

Evidentemente in quel Cantone mancano certi Azzeccagarbugli autolesionisti che pur di mettersi in mostra avversando un’iniziativa dai fini costruttivi sono disposti a mettere il bavaglio al popolo ( e anzi se ne vantano) e a mandare in fumo la possibilità di giungere in tempi non biblici all’aggregazione del Locarnese, regione che resta il vero perdente della sentenza del Tribunale federale.

Presto una nuova soluzione costituzionale per aggregare il Locarnese ?

Quindi un’evidente disparità di trattamento sull’osservanza della Carta si è consumata in Svizzera, e ad andarci di mezzo sono stati i ticinesi. Ecco perché, di fronte a questa ingiustizia, il Guastafeste , facendo tesoro della sentenza del TF e con il pensiero rivolto al motto dannunziano "memo audere semper" ("ricordati di osare sempre") , sta coltivando l’idea di riproporre una nuova proposta costituzionale in linea con l’interpretazione più rigida del diritto internazionale, e ciò al costruttivo scopo di dare ai 18 Comuni dell’agglomerato urbano locarnese – come la mia "irricevibile" iniziativa aveva del resto già fatto per il Bellinzonese - lo stimolo per creare la "Nuova Città di Locarno", il quarto polo urbano mancante nel panorama cantonale.

Cercasi dunque in tutto il Cantone 100 volontari disposti a raccogliere 100 firme in due mesi. Anzi, confidando nell’aiuto della coppia Caimi-Jelmini, certamente disponibili a rimboccarsi le maniche anche per costruire qualcosa e non solo per distruggere, ne basterebbero 98…

Giorgio Ghiringhelli

cittadino del Locarnese, già domiciliato a Brissago, ad Ascona, a Locarno e attualmente a Losone

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