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Giorgio Ghiringhelli - Iniziativa antiburqa, si sta menando il can per l'aia?
Redazione
14 anni fa

Lodevole Consiglio di Stato, a nome del comitato (*) dell’iniziativa popolare costituzionale “Vietare la dissimulazione del viso nei luoghi pubblici e aperti al pubblico” , ma anche a nome degli 11'767 cittadini che l’hanno sottoscritta, desidero esprimere il nostro malumore e la nostra preoccupazione per la lentezza con la quale l’esame dell’iniziativa vien portato avanti. Ricordo innanzi tutto che il risultato della domanda di iniziativa venne pubblicato nel Foglio Ufficiale no. 44 del 3 giugno 2011. Orbene, in base all’art. 130 della legge sull’esercizio dei diritti popolari (LEDP) il Gran Consiglio avrebbe dovuto esaminare preliminarmente la ricevibilità dell’iniziativa entro un anno dalla pubblicazione nel Foglio ufficiale del risultato della domanda, cioè entro... 6 mesi fa . Ciò non è avvenuto. Inoltre l’art. 131 cpv 7 della LEDP stabilisce che entro due anni dalla pubblicazione del risultato della domanda sul Foglio ufficiale “in ogni caso in Gran Consiglio dovrà elaborare un progetto nel senso della domanda di iniziativa, dichiarare di accogliere o di respingere la domanda di iniziativa od opporvi un suo controprogetto”: il termine indicato scadrà fra sei mesi e dubitiamo che di questo passo potrà essere rispettato. L’esame dell’iniziativa era stato a suo tempo demandato dal Gran Consiglio alla Commissione delle petizioni e dei ricorsi, la quale aveva sentito i rappresentanti degli iniziativisti il 3 ottobre 2011. Il 24 ottobre 2011 la Commissione, in merito alla ricevibilità, sentì i giuristi del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio , i quali osservarono che la questione della dissimulazione del volto avrebbe dovuto essere regolata a livello legislativo piuttosto che costituzionale, in quanto la nostra carta fondamentale si limita ai principi generali, senza entrare nel merito di specifici divieti. Al che la Commissione in data 26 ottobre 2011 ci scrisse per sapere se fossimo stati disposti a ritirare l’iniziativa qualora il Parlamento avesse adottato un decreto legislativo con i medesimi principi contenuti nella proposta di modifica costituzionale. Noi rispondemmo con un deciso “NO”, osservando che in democrazia a decidere cosa entra o non entra in una Costituzione è il Popolo e non i giuristi, e invitammo la Commissione a “non sprecare ulteriore tempo per cercare il modo di schivare l’oliva, e ad emettere senza troppi indugi il suo verdetto favorevole o contrario a una proposta di norma costituzionale già elaborata, semplice e chiara” in modo che il Popolo potesse poi adottare le decisioni di sua competenza. Da allora non abbiamo più avuto alcuna comunicazione, ma la nostra sensazione è che non essendoci appigli legali per evitare una votazione su un tema considerato “politicamente scorretto” si cerchi di menar il can per l’aia, in barba ai termini che disciplinano la materia dei diritti popolari e in barba alle legittime aspettative dei quasi 12'000 cittadini che hanno sottoscritto l’iniziativa ritenendola necessaria. Ci risulta che prima di procedere nel suo lavoro la Commissione delle petizioni attenda la presa di posizione del Consiglio di Stato sull’iniziativa. Pur con tutta la comprensione per le molteplici questioni che il Consiglio di Stato è chiamato ad affrontare, riteniamo che esso abbia avuto tempo a sufficienza per esaminare la nostra iniziativa e quindi , richiamati anche i termini di legge, chiediamo che esso presenti il suo messaggio al più tardi per la prossima sessione del Gran Consiglio del 17 dicembre. A titolo abbondanziale facciamo inoltre presente che : - L’iniziativa propone un testo già elaborato, per cui ciò semplifica notevolmente il lavoro della preposta Commissione, la quale se non condivide la nostra proposta può proporre di bocciarla o può presentare un controprogetto, senza perdere tempo in modo immotivato. - L’ iniziativa ricalca in sostanza un testo legislativo già entrato in vigore lo scorso anno in Francia

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