
L’aggregazione del Locarnese ( e del Bellinzonese) non è solo un problema regionale ma cantonale. Una delle obiezioni mosse dagli avversari dell’iniziativa popolare che mira a raggiungere l’aggregazione dei Comuni del Locarnese e del Bellinzonese tramite una modifica della Costituzione cantonale sottoposta al voto di tutti i ticinesi, è che non è giusto che a votare siano tutti i ticinesi anziché solo quelli dei Comuni direttamente coinvolti nel progetto aggregativo. Stando ad essi, insomma, l’aggregazione del Locarnese e del Bellinzonese è solo un problema regionale, che non ha alcun influsso sulle altre regioni ticinesi. Noi non siamo di questo parere, e non solo noi. Qui sotto pubblichiamo una serie di estratti di interventi e lettere di consiglieri di Stato e di altre personalità in occasione dei dibattiti che hanno preceduto la votazione del 25 settembre 2011 per l’aggregazione dei Comuni locarnese della Sponda sinistra della Maggia. Da questi interventi appare evidente che la creazione di un Comune unico sia nel Locarnese e sia nel Bellinzonese è una questione di importanza cantonale, e che serve a riportare un certo equilibrio fra il disunito e povero Sopraceneri e il sempre più unito e potente Sottoceneri (dove gli agglomerati urbani del Luganese e del Mendrisiotto si vanno sempre più espandendo, tant’è vero che la Lega dei ticinesi ha annunciato l’intenzione di espandere ancor più la città di Lugano tramite l’aggregazione di ulteriori 20 Comuni, in modo da portare a 100'000 il numero degli abitanti di Lugano, che diverrebbe una delle sei città più grandi della Svizzera, in pratica un semicantone...!). Rimanendo disuniti, i Comuni del Bellinzonese e del Locarnese non avranno mai la forza economica per svolgere un ruolo di polo regionale per lo sviluppo delle loro rispettive valli, e così tocca ai sottocenerini - e specialmente ai luganesi - sborsare fior di milioni (Lugano ad un certo punto ne pagava 28 all’anno) destinati al fondo di solidarietà intercomunale a cui fanno capo prevalentemente Comuni del Sopraceneri ( fra cui Locarno, Losone, Gordola e praticamente tutti i Comuni del Bellinzonese). Ha ragione Giorgio Giudici quando dice che Lugano è stufa di pagare per le debolezze degli agglomerati urbani sopracenerini che non vogliono fusionare fra di loro e non sono in grado di provvedere alle loro valli ( a differenza di Lugano che si è presa a carico la Valcolla). E se un giorno Lugano smetterà di pagare, ad andarci di mezzo saranno soprattutto i Comuni periferici delle valli sopracenerine. Senza aggregazioni, lo squilibrio economico esistente fra il Sopra ed il Sottoceneri non farà che accentuarsi , e ciò a danno anche delle finanze cantonali, che interessano a tutti i ticinesi. Ma non è tutto. Non va dimenticato che nel 2017 Alptransit entrerà in funzione. A quel momento le distanze dei percorsi in treno fra Zurigo e il Ticino saranno raccorciate di quasi un’ora, e dunque (come avvenne a partire dal 1981 dopo l’apertura autostradale del San Gottardo) ci si dovrà attendere una forte pressione sul mercato immobiliare ticinese dovuto alla ricerca di case secondarie da parte degli svizzero tedeschi, con conseguenze negative sul livello degli affitti e anche sull’ambiente. Come sarà possibile pianificare con una visione globale un corretto utilizzo del territorio fra Bellinzona e Locarno, dove ciascuno della quarantina di Comuni esistenti ha le sue norme edilizie e il suo Piano regolatore ? Come sarà possibile evitare una più o meno selvaggia e disordinata cementificazione del territorio , che è una ricchezza di tutti i ticinesi e non solo dei locarnesi o dei bellinzonesi ? Si può capire che nei vari piccoli feudi in cui queste due regioni sopracenerine sono suddivise vi sia chi vorrebbe conservare il potere per gestire più liberamente questa ricchezza , a vantaggio loro e delle loro rispettive “corti”. Ma noi riteniamo che sia diritto di tutti i ticinesi decidere se mantenere questo sistema feudale nel Locarnese e nel Bellinzonese c
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