
Gentili deputate, egregi deputati, sulla prima pagina del Giornale del Popolo dello scorso 9 settembre vi era un vignetta del vostro collega Armando Boneff che mi raffigurava mentre agitavo un burqa dalla forma di spiritello dicendo “agitando questo fantasma mi sento importante”. Da parte di un rappresentante del popolo che oltre ad essere vignettista è anche parte in causa, avendo votato contro l’iniziativa in Gran Consiglio, mi sembra poco elegante il concetto che Boneff ha del sottoscritto. Quando partecipavo ancora alle competizioni elettorali v’era chi nel tentativo di denigrarmi diceva che facevo le mie battaglie per scopi elettorali. Ora che ho chiuso con le competizioni elettorali ecco che la nuova parola d’ordine dei soliti invidiosi è “lo fa per sentirsi importante”. L’idea che un semplice cittadino, oltretutto compiendo il suo dovere civico, si impegna in battaglie politiche senza alcun interesse ma per passione stenta a entrare in certe teste. Poco importa se ho già vinto importanti battaglie, anche contro decisioni incostituzionali prese dal Gran Consiglio e dallo stesso Boneff; poco importa se per approfondire il problema dell’Islam ho lasciato la politica istituzionale e se per i miei studi sull’islam e per il lancio dell’iniziativa antiburqa ho già investito almeno 2'000 ore di lavoro e alcune migliaia di franchi. No : l’importante è far passare l’idea che faccio tutto ciò per sentirmi importante, e che dunque tutto quel che faccio è in certo qual modo riprovevole. Beh, ognuno ovviamente è libero di pensarla come vuole e di giudicarmi per le mie presunte intenzioni anziché per i fatti. E dunque anch’io sono libero di dire che pure il signor Boneff, come gran consigliere, si sente importante, al di sopra dei comuni cittadini, una specie di unto del signore. Eh sì, ricordo bene come si comportò quando il 13 gennaio del 2010 inviai via email a tutti i deputati in Gran Consiglio una petizione con la quale chiedevo di vietare il velo islamico nelle scuole. Di fronte a un cittadino notoriamente politicamente impegnato che si è rivolto direttamente a coloro che in veste di rappresentanti del popolo dovrebbero essere più attenti alle sollecitazioni provenienti dalla base, quale fu la risposta di Boneff ? Eccola : “ Ritengo che la prassi di fare pressioni per email ai parlamentari sia un abuso (intasa le mail box e non aggiunge nulla all’esercizio della democrazia). Il rispetto dei canali istituzionali dovrebbe essere l’unica regola praticabile. Per quanto mi riguarda, chiedo gentilmente di essere cancellato dalla mail list del petente e al Presidente del Gran Consiglio di fare il possibile affinché non vengano divulgati a vanvera gli indirizzi dei deputati (in ogni formato) che ritengo abbiano diritto a preservare la loro privacy “. Capito ? Se un cittadino sottopone un problema politico a un rappresentante del popolo direttamente con un’email, lede la sua privacy. Bisogna già sentirsi molto molto importanti, direi quasi “gonflés”, per rispondere in questo modo a un cittadino. Poi state pur certi che se simili comportamenti arroganti contribuiscono ad allontanare i cittadini dalla politica, dal Parlamento e dalla partecipazione alle votazioni i primi a versare lacrime di coccodrillo per l’incomprensibile “scollamento” fra cittadini e istituzioni sono proprio coloro che hanno contribuito con il loro atteggiamento a creare questo scollamento. Lo scorso 9 settembre, in occasione di un dibattito sulla questione del burqa andato in onda sulla televisione ticinese, il deputato Claudio Franscella ha difeso il controprogetto approvato dal Gran Consiglio affermando che “se un Parlamento esce a maggioranza con una decisione vuol dire che rappresenta anche una certa maggioranza del Popolo”. Di per sé le cose dovrebbero dovrebbe andare davvero così se i rappresentanti del Popolo rappresentassero veramente il Popolo anziché solo se stessi o il
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

