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Gina La Mantia - Per una società più felice!
Redazione
11 anni fa

“L’uguaglianza ci rende tutti più felici”: questo è stato il mio “Leitmotiv” della campagna elettorale che si sta chiudendo in questi giorni.

Studi scientifici dimostrano che le società con grandi differenze sociali e con meno meccanismi di ridistribuzione della ricchezza hanno, ad esempio, un tasso di criminalità e di violenza più elevato, più suicidi e una popolazione mediamente più obesa. Anche l’aspettativa di vita è meno lunga e il tasso di mortalità infantile più elevato. In quei paesi c’è più inquinamento ambientale, più diffidenza verso l’altro e, generalmente, meno fiducia e felicità.

È interessante costatare che a soffrire delle disuguaglianze non è solo il ceto più basso, come sembrerebbe ovvio, ma che le conseguenze negative concernono tutta la società in modo trasversale, indipendentemente dal ceto e dal reddito.

Una società equa è una società profondamente libera, e una delle peculiarità della Svizzera è proprio questa libertà di fondo, della quale forse noi ci rendiamo poco conto, ma che dall’estero viene percepita con una certa ammirazione: in quale altra nazione i politici, fino alle più alte cariche, viaggiano con i mezzi pubblici? In quale altra nazione le persone benestanti vivono accanto a quelle con un reddito modesto, senza la necessità di rinchiudersi in “gated communities” (quartieri di lusso recintati e sorvegliati)? E in quale altra nazione la figlia dell’operaio immigrato può sedere a scuola accanto al figlio del milionario, e si laureano tutti e due alla stessa Università?

Queste libertà sono un valore che io definisco profondamente svizzero. Il Partito socialista, nel suo programma e con la sua politica, porta avanti i temi che riguardano l’uguaglianza sociale, la ridistribuzione della ricchezza e la parità. Lo ha fatto nel passato con l’AVS e con le altre assicurazioni sociali, lo ha fatto recentemente con l’iniziativa 1:12 e con il salario minimo, e lo fa attualmente con l’iniziativa per l’imposta sulle successioni, sulla quale voteremo il 14 giugno e che chiede di introdurre a livello federale quello che, nell’euforia neoliberista e di accentuazione della concorrenza fiscale dei primi anni 90, è stato allegramente abolito in quasi tutti i Cantoni: una moderata imposta sulle eredità milionarie finalizzata al finanziamento dell’AVS.

Così ci troviamo nel paradosso che, nonostante la notoria attitudine internazionalista di noi socialisti, siamo rimasti gli unici a difendere e a voler conservare i valori profondamente svizzeri, mentre chi, negli ultimi anni, si è illegittimamente appropriato della bandiera svizzera (e di quella ticinese) da una parte porta avanti un discorso sui nostri valori limitandolo purtroppo su posizioni di esclusione, di chiusura e di insignificanti proclami di un tradizionalismo plateale mentre dall’altra parte dimostra un codardo servilismo nei confronti di chi gode di privilegi e per i pochi che si arricchiscono sulle spalle di buona parte di noi.

Per essere una nazione forte e felice non è sufficiente imparare il salmo svizzero a scuola, bisogna soprattutto avere il coraggio di lavorare per l’equità.

Gina La Mantia, Vice-presidente PS e candidata al Gran Consiglio

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