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Gilles Renaud - Rustici, Berna non è ancora soddisfatta dal Ticino
Gilles Renaud - Rustici, Berna non è ancora soddisfatta dal Ticino
Gilles Renaud - Rustici, Berna non è ancora soddisfatta dal Ticino
Redazione
7 anni fa

Berna non è ancora soddisfatta dalla rigida procedura ticinese sui rustici e mette in forse il principio della certezza del diritto

La storia, perché ormai così va chiamata, della trasformazione dei rustici ticinesi da edifici principalmente agricoli a residenze secondarie è nata con il Decreto federale urgente del 1972. Si trattava di una misura d’urgenza del Consiglio federale per bloccare la dispersione delle costruzioni. In concreto in Ticino definiva le zone verdi sui pendii e sui monti dove non si potevano più realizzare nuovi edifici ed i rustici avrebbero dovuto morire perché non trasformabili da agricoli a residenziali.

Da subito il Consiglio di Stato si attivò per definire con la Confederazione delle modalità che da una parte garantissero le qualità paesaggistiche di quei territori e dall’altra permettesse un parziale trasformazione dei rustici per renderli abitabili. Parliamo di circa 40'000 edifici di varie fogge e tipologie dalla Valle Bedretto a Pedrinate. Ora siamo entrati nel 47. anno di negoziazione sull’asse Bellinzona – Berna che ha visto impegnati ben sette Consiglieri di Stato, da Righetti a Zali. L’ultimo accordo formale, al quale aveva attivamente partecipato anche il Gran consiglio, era il piano cantonale dei rustici. Non entriamo nei dettagli di questo piano, che in verità ha una denominazione tecnichese al limite dell’impronunciabile ed è ancora oggetto di ricorsi al Tribunale cantonale amministrativo, ma andiamo al concreto.

La prima pacchiana conseguenza di questa lunghissima trattativa politica, dove la rigidità di alcuni funzionari (nomi conosciuti ai più, tra cui spicca un giurista vallesano …) della Berna federale non ha permesso di codificare delle regole di gestione, è data dal fatto che il cuore dei ticinesi ha portato ad una moltitudine di riattazioni. E senza regole parte di questi interventi sono stati realizzati su basi soggettive, cioè senza licenze edilizie. In questo modo l’obiettivo prioritario della protezione del paesaggio è stato mancato e fa ora la gioia dei giornalisti, specie quelli televisivi, che regolarmente quando sono in mancanza di temi vi si gettano.

L’ultimo sviluppo, cioè inviluppo, della situazione è dato dall’ennesima dimostrazione di grande rigidità dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE), che ora ha adottato la prassi di sistematicamente ricorrere contro le licenze edilizie. Il granconsigliere PLRT Giacomo Garzoli non ha dubbi ed ha inoltrato un’interpellanza denominata “Rustici: la Confederazione viola il principio della certezza del diritto”. L’ennesima non considerazione del Ticino da parte di Berna, che non considera che tutte le licenze edilizie dei Comuni si basano sull’avviso favorevole del Dipartimento del territorio che, a sua volta, fonda la propria posizione sul piano cantonale dei rustici, piano criticato da più parti perché molto restrittivo.

A questo punto c’è da chiedersi se arriveremo al mezzo secolo di trattative o se bisogna aspettare il pensionamento del giurista vallesano dell’ufficio federale. E’ evidente che qualcuno non ha fatto i compiti a casa e quel qualcuno va rimandato. Dal mio conoscere la Svizzera, specie quella romanda, mi è facile fare un paragone tra Ticino e Canton Friborgo.

La tematica del riutilizzo a scopo abitativo delle vecchie costruzioni agricolo, nel Canton Friborgo non solo per la residenza secondaria, ma anche per quella primaria, è stato gestito ed accettato da Berna in modo diametralmente opposto a come ha trattato i rustici ticinesi. I friburghesi, e pensiamo che lì si tratta di grandi stalle alte più di dieci metri e del volume di cinque o sei edifici monofamiliari, hanno impostato la loro proposta sul mantenimento di queste volumetrie facenti parte del loro paesaggio rurale basandosi sul valore storico e monumentale, quasi fossero i castelli UNESCO di Bellinzona. Senza battere ciglio l’ufficio federale ha accettato, ponendo alcune condizioni legate all’urbanizzazione, questa proposta e ... voila il gioco è fatto !

Questo atteggiamento contradditorio della Confederazione non può essere accettato ne va della credibilità della politica federale e del principio della certezza del diritto. Se sarò eletto in Gran Consiglio ben volentieri darò una mano a Giacomo Garzoli nel risolvere prima del 2022, cioè al cinquantesimo anno di questo contenzioso, il tema dei rustici ticinesi.

Gilles Renaud, municipale di Cadenazzo e candidato PPD-GG al Gran Consiglio

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