
Da milioni di anni l’umanità cerca di migliorare le proprie condizioni di vita sviluppando metodi e tecniche di lavoro e di mobilità. Gli storici fanno risalire alla zappa ed alla ruota i primi salti tecnologici che hanno messo i nostri antenati nella condizione di mangiare e muoversi. Prima della rivoluzione industriale l’ottanta per cento della popolazione lavorava nei campi per garantire un minimo di sostentamento, mentre la popolazione mondiale non passava i cento milioni di persone. Pensate solo al Ticino abitato non da trecentomila abitanti ma solo da tremila e la vecchia città di Bellinzona da alcune centinaia di abitanti, regnanti compresi. Poi dalla zappa si è passati all’aratro e alla moderna agricoltura dove oggi il due per cento della popolazione, almeno in Europa, assicura l’alimentazione a tutti.
Per la produzione di energia elettrica la Svizzera, partendo dall’assunto che sia uno dei settori strategici del sistema Paese, si è sempre basata su fonti nazionali in modo da vere il controllo diretto dei vari aspetti, siano essi ambientali che economici. Dopo aver sfruttato le potenzialità idroelettriche nazionale l’aumento delle necessità energetiche dagli anni settanta ad oggi sono stati garantiti dalle centrali nucleari. Nel 2017 le relative quote parti di produzione erano 60% idroelettrico e 35% nucleare. La cosiddetta svolta energetica decisa dal Consiglio federale alcuni anni fa, sulla scorta del maremoto che ha poi portato all’incidente nucleare di Fukuschima, ha rotto questa impostazione e decretato l’abbandono dal nucleare. Ciò ha messo in forse il futuro della produzione elettrica Svizzera, proprio quando certi ambienti vorrebbero la completa elettrificazione del parco veicoli che necessita di una o forse due nuove centrali nucleari.
Nell’abbandono del nucleare gli strateghi della Confederazione hanno previsto per il 2035 un aumento dello sfruttamento dell’idroelettrico, un potenziamento delle energie alternative e, visto che il 35% del nucleare non ci sarà più, un aumento delle importazioni dall’estero. L’illusione degli strateghi si basa sul mantra della diminuzione delle necessità energetiche globali. Dimenticano che siamo una società basata sull’elettricità, sia essa per la mobilità pubblica che per il sistema economico dei servizi. A meno che si pensi al ritorno alla macchina da scrivere, rigorosamente non elettrica. La realtà è ben diversa anche secondo le indicazioni degli esperti che indicano che la produzione eolica solo nel 2050 arriverà solo al 7%, ambientalisti permettendo. La produzione solare potrebbe già nel 2035 superare il 10%, ma ciò ci imporrà l’aumento delle importazioni: a che costo e su che tipo di produzione ? carbone? centali nucleari ma non sul nostro territorio? Se non siamo all’ipocrisia poco ci manca.
In Ticino siamo, una volta ancora, rimasti a rimorchio e, adottato un aumento dei deflussi minimi che costerà al contribuente un aumento dei costi energetici di cinque milioni di franchi all’anno e, stanziato altri tre milioni per le auto elettrice a batterie, quelle che richiedono, fatti tuti i calcoli, due nuove centrali nucleari, se poi aggiungiamo le nuove tecnologie di riscaldamento, rigorosamente elettriche....... Speriamo siano derive delle elezioni cantonali. Negli scorsi mesi le due Commissioni energia del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati hanno iniziato ad approfondire gli scenari futuri nel campo energetico sulla base di vari atti parlamentari tra cui un’iniziativa del Presidente UDC Albert Rösti.
Se poniamo attenzione al livello federale, unico livello ora attivo a livello concreto e razionale, vediamo che sempre più i dubbi sulla svolta energetica iniziano ad affiorare. Paradossalmente la nuova Capa socialista del Dipartimento dell’energia On. Simonetta Sommaruga, prima o poi dovrà procedere con una revisione della svolta energetica voluta dalla precedente democentrista On. Doris Leuthard. Secondo i ben informati media d’oltralpe tra le prime decisioni di Sommaruga sembra vi sia proprio la verifica della politica energetica federale, perché a lei e non più a Leuthard, sarà chiesta concretezza.
Il cittadino non è più disposto a spendere maggiormente nella sanità, nella mobilità, nei rifiuti ed altro ancora. Dalla Politica pretende risposte concrete e non più proposte costose ed ideologiche.
Gilles Renaud, municipale di Cadenazzo e candidato PPD-GG al Gran Consiglio
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