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Gilles Renaud - Piano di Magadino: chi ha visto il piano urbanistico?
Gilles Renaud - Piano di Magadino: chi ha visto il piano urbanistico?
Gilles Renaud - Piano di Magadino: chi ha visto il piano urbanistico?
Redazione
8 anni fa

Con grande visione politica all'inizio degli anni novanta il Capo del Dipartimento del territorio Renzo Respini dava inizio allo studio urbansitico di tutto il piano di Magadino. L'obiettivo dichiarato era di riordinare l'assetto sbilanciato, e mal organizzato, negli anni settanta ed ottanta dal boom edilizio dopo la bonifica della prima metà del ventesimo secolo. Ma la visione pianificatoria andava oltre e voleva essere una risposta alla pioggia di vincoli, soprattutto naturalistici, della Confederazione e ai primi scellerati tracciati della trasversale ferroviaria alpina.

Ad onor del vero ques'ultima emergenza è stata subito recepita e rimessa sui giusti binari grazie al “Progetto Alp Transit Ticino” coordinato dall'architetto Lio Galfetti e dall'ingegnere Pierino Borella. Su questo progetto la Confederazione ha realizzato le due gallerie di base del Gottardo e del Ceneri e, nei prossmi decenni finanze permettendo, sarà completato.

E che fine ha fatto lo studio urbansistico ? Con il cambio di conduzione politica del 1995, e siamo quasi nella storia, il progetto si è faticosamente sviluppato diminuendo via via la vera valenza strategica di piano urbanistico, lasciando per strada le tematiche piu difficili come il vero riordino dei territori delle due sponde ormai antropizzati ed il tracciato del collegamento del Locarnese con la rete autostradale nazionale: la A2/A13. Dopo quasi un ventennio di studi, valutazioni e consultazioni, si è giunti, alla convinzione che in un modo o in un altro la scala giusta era quella sovracomunale, e nel dicembre del 2014 all'approvazione da parte del Gran Consiglio del piano di utilizzazione cantonale del parco del piano di Magadino, che altro non è se non un piano di protezione naturalistica.

Purtroppo questo piano non ha nulla a che vedere con la visione politica di inzio anni novanta in quanto è solo un piano di protezione, con qualche apertura per l'agricoltura e le attività di svago. Questi ultimi due aspetti sono mal digeriti dai pianificatori di questo piano e ben lo si vede nella disordinata documentazione ed ancor più nell'impostazione della gestione. Come ebbe a dire un Gran Sindaco della Regione: si è cercato di allargare modi e maniere della Fondazione Bolle di Magadino nella nuova Fondazione del parco. Il bello, cioè il brutto, è che nel disordine di progetto in parte ci sono riusciti al punto che la progettazione di massima dell'ultimo tracciato della A2/A13 è stata presa in ostaggio dai cultori della protezione “a tutti i costi” della natura. Infatti gli unici a gioire di quest'ultima evolozione del progetto sono stati loro, gli ambientalisti. Per contro il settore agricolo se ne sta distanzinado e la politica locale e regionale, per ora, segue senza grande entusiasmo.

Pochi Municipi hanno recepito come il piano cantonale ha pesantemente limitato l'autonomia pianificatoria comunale alle sole zone edificabili, e cio dopo aver pure perso competenze a causa del piano cantonale dei rustici persosi da anni nei corridoi del Tribunale amministrativo cantonale. Spero che qualche municipale non sobbalizi su questa affermazione. Questa è la realtà. Per ora ai Comuni non è rimasto neint'altro che pagare i contributi di partecipazione alla gestione della Fondazione parco che finora non si è vista e, sembra stia usando le risorse in sudi ed organizzaione della struttura. Come siamo lontani dalla visione illuminata degli anni novanta.

Ma l'ultima perla della debolezza di questo piano cantonale l'ha decretata il Consiglio federale nello scorso settembre dove, facendosene beffe del ventennale periodo di elabozazione e coinvolgimento, decidendo sul finanziamento federale dei piani di agglomerato ha annullato uno dei progetti più interesanti: il nuovo collegamento turistico pedonale e ciclabile da Magadino a Gordola. La motivazione di questa bicciatura, nella sua stringatezza, è brutale: il nuovo collegamento è in conflitto con le zone di protezione naturalistica delle Bolle di Magadino. A questo punto nasce spontanea qualche riflessione. Innanzitutto sembra chiaro che il Dipartimento cantonale, nei vent'anni di studio, non ha fatto tutti i compiti. Una seconda, e più profonda, riflessione è data dall'innutilità che la zona delle Bolle rimanga come un “santuario” (come lo designano gli ambientalisti !) all'interno della pianficazione che voleva dirsi comprensiva di tutte le utilizzazioni non antropiche del piano di Magadino. A questo punto c'è da chiedersi se non si preferibile passare ad una integrazione delle regole di protezione, pur lasciandone le specificità, nella pianificazione del piano ! Non dimentichiamoci che il Cantone negli anni settanta aveva istituito le norme di protezione delle Bolle come argine all'avanzante progressione di progetti verso e compresa la riva del lago. Una terza, non irrilevante per i Comuni, considerazione è data dalla totale assenza da parte dei gestori del parco del piano in questi ultimi quattro anni, assenza data anche dal fatto che il Dipartimento cantonale si starebbe allontanando, a frittata fatta, dal progetto.

L'indicazione di questi giorni della commissione della pianificazione del Gran Consiglio, quella che de facto aveva approvato nel dicembre del 2014 la pianificazione cantonale del parco, di sare più peso al settore dell'agricoltura la dice lunga: il vento verde sta cambiando ! A questo punto la conclusione, per ora personale, potrebbe essere quella ridefinire e ridare le competenze di gestione generale del piano ai Municipi e lasciare alla Fondazione i compiti particolari nell'ambito della salvagurdia naturalistica dai Saleggi di Bellinzona fino, e comprese, le Bolle di Magadino. Credo che in questo modo si arriverà all'obiettivo di riordino del piano in modo più velocee chiaro, e, last but not the least, democratico.

Gilles Renaud, municipale di Cadenazzo e candidato PPD-GG al Gran Consiglio

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