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Gilles Renaud - La scuola ticinese secondo Bertoli
Gilles Renaud - La scuola ticinese secondo Bertoli
Gilles Renaud - La scuola ticinese secondo Bertoli
Redazione
7 anni fa

Passate le elezioni cantonali che ha lasciato l’onorevole Bertoli per il rotto della cuffia grazie a tanti volti utili subito si è passati alla cassa. In effetti con un tempismo, forse legato alla voglia di “embrasson nous” alle federali di ottobre i primi due impulsi di Bertoli sono stati il contributo alle gite scolastiche solo in treno e la licenza di bigiare agli allievi nell’ultimo giorno di scuola di giugno per partecipare alla manifestazione sul clima. Queste due impulsi di Bertoli non sono sfuggiti ai media ma solo per gli aspetti più pittoreschi e goliardici.

Il tutto andrebbe però contestualizzato in un quadro più generale. E qui la valutazione diventa preoccupante e, per Bertoli, un po’ imbarazzante in quanto negli stessi giorni (gli scorsi) dove si permette bacchettare il nuovo Consigliere di Stato Raffaele De Rosa per una sua vicinanza con chi difende il Cardiocentro e metterlo subito sotto tutela da parte del Governo lui impone al Governo le due citate derive, metodi che ricordano, aimé, tempi da dimenticare o più precisamente da ricordare durantte i studi ma da non reiterare.

Ma ancor più pericoloso diventa l’agire di Bertoli se si tiene conto delle sue iniziative da quando è arrivato al Palazzo delle Orsoline. Chi non ricorda il suo tentativo di rendere le scuole cantonali come dei kolchoz israeliani, per non prendere altri modelli forse ancor più chiari ai collaboratori di Bertoli, con la sistematica creazione di mense scolastiche rigorosamente gestite dal Cantone e di trasporti verso le scuole solo al mattino e alla sera. In questo modo i nostri giovani sarebbero stati istruiti in istituti scolastici praticamente chiusi, indottrinati? Peccato che non siamo nel Sinai degli anni cinquanta, ma nel Ticino del ventunesimo secolo. Per fortuna la resistenza di docenti e genitori, hanno tarpato le ali a questa sperimentazione venduta come ingenuo tentativo di rispondere alle esigenze delle famiglie.

Nemmeno ci si può dimenticare della rigorosa chiusura di Bertoli versa una vera esigenza delle famiglie ticinesi e cioè la conciliazione tra scuola e sport e futuro inserimento nella vita lavorativa. L’ortodossia di Bertoli arrivò ad un succoso scambio di vedute con la Presidente dell’hockey Club Lugano. Il tutto rientrò forse grazie al fatto che nel Paese reale molti socialisti sono tifosi di hockey e di calcio. Nel frattempo altro tempo si è perso sul tema, in sé nobile, di diminuire il numero di allievi per classe ma costoso e spesso mal realizzabile per l’ente pubblico, mi ricordo le classi quando ero io a scuola eravamo in 42 in una classe e si sentivano volare le mosche, forse il problema è altrove del numero

Tralasciamo il progetto della scuola che verrà che ha lasciato un segno importante. Se mettiamo in un disegno unitario questi eventi tracciano un disegno preoccupante. La scuola ticinese secondo Bertoli ci porterebbe ad avere dei quindicenni che non fanno sport, possono bigiare per il clima, vengono istruiti in istituti che prendono i ragazzi alle famiglie al mattino e li riconsegnano alla sera e – dulcis in fundo – fanno gite scolastiche solo nel Ticino del TILO e non potranno più conoscere il Ticino delle valli o quello discosto.

Mi sono permesso enfatizzare le iniziative di Bertoli, tutte inibite – a parte le ultime – dalle regole della democrazia. Vi sono però alcune ombre che il nuovo Governo ed il nuovo Parlamento dovrebbe cogliere. Il primo pericolo è quello della testardaggine di Bertoli nel perseguire una sua strategia che non porta a sostanziali miglioramenti nella formazione, al punto che una parte del corpo docenti sembrerebbe sia sempre più spazientita. Il secondo pericolo, a mio avviso, è dato dal fatto che Bertoli non è riuscito ad uscire dal vecchio approccio di richiedere per il proprio Dipartimento più risorse finanziarie. Nel frattempo mezza generazione di ragazzi è cresciuta in un quadro formativo sperimentale e non finalizzato alle esigenze del ventunesimo secolo, e se questo sistema sperimentale ha tagliato loro le ali per un degno futuro? Forse era ora che si cambiasse la direzione politica del Dipartimento.

Un brutto presagio è quello del Presidente cantonale del Partito socialista degli ultimi giorni dove, con grande acume politico, ha esorato Bertoli a dare il meglio di sé nell’ultimo quadriennio. Chissà con quali nuove iniziative ci si dovrà confrontare ?

Gilles Renaud, municipale di Cadenazzo

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