
In questi ultimi anni alla popolazione svizzera sono stati sottoposti dei temi centrali per il futuro della pianificazione del territorio. L’obiettivo è di uscire dal mantra che in ogni secondo vi è un nuovo metro quadrato di infrastrutture pubbliche o costruzioni private. Abbiamo ora raggiunto il limite delle nostre capacità territoriali al punto che le zone agricole riescono a malapena a coprire la metà del fabbisogno alimentare nazionale e che altre tematiche ambientali, prime fra tutte le risorse energetiche, impongono una più disciplinata gestione del territorio che vada oltre la semplice diffusione dell’antropizzazione del territorio ancora libero. Non va dimenticato che in Ticino negli ultimi decenni il bosco è aumentato in ragione di un metro quadrato al secondo.
La Confederazione ha quindi sancito una misura preventiva, entrata in vigore il 1. maggio 2014: il blocco dell’aumento delle zone edificabili. Ai Cantoni è stato chiesto di ridefinire, entro cinque anni, nei piani direttori cantonali la nuova strategia territoriale a lungo termine. Il Consiglio di Stato ticinese lo scorso 19 dicembre 2018 ha deciso il Messaggio al Gran consiglio, tecnicamente indicato come dodicesima modifica del Piano direttore cantonale. Il tema centrale dal profilo formale è il dimensionamento delle zone edificabili, ma in concreto si tratta del vero e proprio concetto territoriale del Ticino nel 2040.
A parte l’appunto relativo alla strettissima tempistica che avrebbe imposto al Gran consiglio di valutare e decidere in poche settimane la strategia territoriale per il nostro Cantone per i prossimi vent’anni, diverse perplessità nascono dalle argomentazioni portate dal Governo sui ricorsi di una trentina di Comuni, tra cui Lugano, e di diverse Autorità regionali di seconda nomina (Associazione dei Comuni ticinesi, Enti regionali di sviluppo e Commissione regionale dei trasporti delle tre Valli).
Dal profilo politico incomprensibile è l’insensibilità dimostrata dal Governo nel cercare nei cavilli le motivazioni per respingere le loro istanze ricorsuali, arrivando al punto di non riconoscere la legittimazione a ricorrere ad uno degli interlocutori storici del Cantone nella gestione del territorio: la commissione regionale dei trasporti delle tre Valli.
Visto stiamo trattando di una strategia centrale per il Cantone che, assieme a quella economica e a quelle sociali, definiranno quale Ticino avremo fra vent’anni ci saremmo aspettati argomentazioni e motivazioni di peso. Invece il Governo si è limitato alle argomentazioni redatte dai funzionari del Dipartimento del territorio e alla semplice ed accondiscendente sottomissione ad una parametro tecnico elaborato dal servizio federale competente in materia di territorio. In base a questo incomprensibile parametro il Governo non fa altro che accettare il calcolo fatto a Berna che indica come saremmo sotto la soglia per avere uno spazio di manovra del quattro per mille. Fosse vera questa lettura del messaggio governativa, e spero di essere smentito dagli specialisti, significherebbe che la politica ha abdicato dalla sua funzione di governare un Paese e ha lasciato il posto ai funzionari sia di Berna che di Bellinzona.
E’ vero che siamo in pieno periodo elettorale e che i limiti dell’oggettività decadono, ma qui stiamo giocando con il nostro futuro, cioè quello della prossima generazione, e non riusciamo a negoziare con Berna un misero quattro per mille.
Spero che il Parlamento cantonale, ultimo fronte di difesa contro questo pericolo di improponibile gestione strategica del nostro futuro, sappia essere all’altezza della situazione e porre l’accento sulle priorità territoriali del nostro Cantone. Se per l’ancora irrisolto tema storico dei rustici il Parlamento ha sorpassato il Governo ed ha negoziato con Berna, a maggior ragione lo dovrà fare per la strategia territoriale 2040. Non credo che irrisolvibili siano parametri dove siamo carenti in ragione del quattro per mille o per il termine imperativo (tra Cantoni e Confederazione) del 1 maggio 2019, quando verosimilmente non avremo un Parlamento ricostituito dopo le quadriennali elezioni e tanto meno la speciale Commissione che dovrà approfondire il Messaggio di Natale 2018.
Gilles Renaud, municipale di Cadenazzo e candidato PPD-GG al Gran Consiglio
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