
Il dibattito sul percorso del nuovo collegamento del Locarnese con la rete autostradale nazionale è stato congelato dalla decisione del Gran consiglio di investire dieci milioni di franchi su un tracciato definito verde. Dispiace che un progetto che avrebbe dovuto essere realizzato un quarantennio fa ora è ancora sulla carta e dispiace pure che la politica comunale e regionale si sia ammutolita su un progetto tecnico sul quale tanta gente nutre non pochi dubbi. Come municipale di uno dei comuni direttamente coinvolti ho sviluppato alcune considerazioni che nel tracciato verde evidenziano diverse lacune di fondo, tra cui una critica: la lunghezza.
Uno dei principi che guida gli ingegneri, così mi si dice, nel definire i nuovi tracciati stradali e ferroviari è la riduzione delle lunghezze e delle quote. In Ticino abbiamo due esempi concreti. Il nuovo tracciato della circonvallazione Agno – Bioggio, dove si è scelto il tracciato più corto, e, ancora più evidente, le nuove gallerie di base di Alp Transit del San Gottardo e del Monte Ceneri, basate sulla riduzione delle quote. La variante verde A2/A13 va in direzione opposta: allunga il percorso stradale ed aumenta, di conseguenza, l’impatto ambientale ai portali. Negli scorsi decenni sono stati valutati diversi tracciati dove, evitando lunghe gallerie notoriamente costose ci si è concentrati sulla sponda sinistra. Ora, liberata dalla Confederazione la limitazione del costo, si è scelto un tracciato che tien conto in modo importante della formale salvaguardia delle zone naturalistiche, in gran parte imposte da Berna.
In questa ultima fase progettuale non è stato considerato il tracciato più interessante, cioè quello che da Camorino si allinea alla ferrovia verso Cadenazzo e poi la lascia per andare diritto, in sotterranea visto che il tabu del costo è ora superato, verso la rotonda dell’aeroporto. A questo punto il quesito mi è stato chiarito da un architetto che negli scorsi decenni ha contributo a diversi grandi progetti in Ticino: ma se la variante verde mette in galleria la strada per sei chilometri e poi esce ancora a sud del fiume, non è forse più intelligente metterla in galleria a Cadenazzo e farla uscire alla rotonda dell’aeroporto?
La conseguenza di questo concetto è che la lunghezza della A2/A13 passerebbe dai 10.5 chilometri della variante verde a meno di 8.5 chilometri del tracciato sotterraneo da Cadenazzo all’aeroporto. Da non sottovalutare è anche il restringimento della Strada Cantonale in direzioine della rotonda dell’aeroporto, dovuto alla creazione della pista ciclabile, restringimento della carreggiata che rende la Strada Cantonale tutt’altro che un’arteria valida per un collegamento trà due autostrade, in sostanza il collegamento A2/A13 sarebbe monco. In altri termini entrando in galleria a Cadenazzo ed uscendo alla rotonda dell’aeroporto, da Camorino arriveremo alla rotonda dell’aeroporto in sei minuti. Ai colleghi del Gambarogno evidenzio che il loro accesso alla rete autostradale sarà assicurata dall’attuale strada cantonale sgravata dal traffico di transito.
Per formulare queste mie considerazioni ho analizzato le giustificazioni della variante verde, la decisione del Gran Consiglio per i dieci milioni di franchi investiti nella sua progettazione e i vari dibattiti, ma non ho trovato che poche sporadici interventi se non quelli degli onorevoli Fiorenzo Dadò e Nicola Pini che avevano proposto al Gran consiglio di allargare la progettazione ad un secondo tracciato. Non so se era questo di otto chilometri, ma credo che poco ci mancava.
Conto che nella prossima legislatura la politica regionale, cantonale e federale sappia concretizzare il completamento della rete autostradale fino alla città di Locarno e liberi i Comuni del piano di Magadino dal traffico di transito. Mi chiedo se sia giudizioso che un’infrastruttura vitale come la A2/A13 sia in balia di una scommessa finanziaria tra Bellinzona e Berna.
Gilles Renaud, municipale di Cadenazzo e candidato PPD-GG al Gran Consiglio
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