
Per nostra fortuna, o sfortuna per i Comuni direttamente interessati, la politica a volte offre momenti di sorprese che permettono di uscire dalla tipicamente svizzera continuità scontata. Probabilmente in pochi nel nostro piccolo contado del piano di Magadino, da sempre terra di passaggio da nord a sud e da est ad ovest, si sono accorti che sta per iniziare la prima fase del parco fluviale Saleggi-Boschetti e la progettazione del nuovo centro di pronto intervento della città di Bellinzona. Ad onor del vero sembra che i comuni non aggregati del piano pagano probabilmente “scotto” la loro scelta, anche se non è piaciuta a tutti, ma democratica, di proseguire da soli, nel motto di piccolo è bello.
Dopo il fattaccio della non approvazione da parte del Consiglio federale di settembre del nuovo collegamento pedonale e ciclabile tra l’aeroporto di Locarno e le Bolle di Magadino voluto fortemente dal Gran consiglio nel piano regolatore sovra comunale del piano di Magadino e dalla Commissione regionale dei trasporti del Locarnese, le frontiere del nostro piano stanno subendo altre modifiche territoriali ad est. A mio avviso qualche considerazione, che mi sarei aspettato da qualche altro politico della Regione, merita attenzione.
Il progetto di parco fluviale Saleggi-Boschetti, cioè lo sradicamento degli argini insommergibili del fiume da Bellinzona a Gudo per dare spazio al fiume Ticino che costerà almeno ottanta milioni di franchi, persegue l’obiettivo di dare nuova vita al fiume e valorizzare gli ambienti naturali affinchè possano essere fruiti da cinquantamila abitanti della nostra Regione e dai turisti. Visto in questa prospettiva non si può che formulare un plauso alla città di Bellinzona ed al Cantone che ne sono i promotori. A mio avviso, pronto a farmi smentire, almeno due aspetti non convincono. Il primo è dato dal fatto che non v’è una contestualizzazione su tutto il tratto del fiume Ticino con caratteristiche simili, se non uguali, cioè da Biasca alla foce. Il secondo è la delicatezza idraulica del piano di Magadino. Noi amministratori comunali, ma ancor più chi è attivo nell’agricoltura o abita in zone vicino ai canali di bonifica, sappiamo come già ora vi sono situazioni di emergenza. In futuro l’aumentare degli eventi meteorologici estremi non potrà che peggiorare la situazione. Il nuovo parco fluviale di Bellinzona interviene a monte, dal profilo idraulico, del piano e sembrerebbe non aver posto al centro la sicurezza idraulica. Dalle poche e scarne informazioni dei media, l’attenzione di questo progetto è stata posta sugli aspetti di maggior presa emozionale: il nuovo paesaggio volto allo svago delle famiglie della città; E noi che abitiamo a valle, non è stata data nessuna informazione. Peccato. Speriamo sia una manchevolezza dei gestori di questo progetto, ma se è vero che il mattino ha l’oro in bocca .. qui di oro se ne vede poco, ben poco.
L’altro progetto poco chiaro, o perlomeno poco trasparente, della città è l’ipotesi di realizzare il nuovo centro di pronto intervento nella zona dello svincolo autostradale di Camorino. Qui la stampa non ha ancora dedicato spazio al progetto, nascosto nelle pieghe del preventivo per il 2019 della nuova città, preventivo non ancora approvato dal Consiglio comunale di Bellinzona, per il quale sembra già nata una burrascosa battaglia. Le stranezze di questa nuova idea sono diverse: Dapprima non può sfuggire il fatto che da ben dieci anni l’ubicazione corretta era stata individuata nella zona dell’exbirreria della Torretta, ubicazione ancor più corretta grazie all’ormai prossima realizzazione del semisvincolo. L’altra stranezza, che sarebbe meglio chiamare anomalia, è la speculazione del Muncipio di Bellinzona nel giocare le proprie carte su uno scampolo di terreno di proprietà della Confederazione nello svincolo autostradale di Camorino. Con questa strana scelta il Municipio di Bellinzona ha banalizzato come la liberazione di questo scampolo è legato alla scommessa della realizzazione dell’improponibile nuova A2/A13 che necessiterà l’impiego di tutte le risorse economiche della Confederazione per gli investimenti di un quadriennio. Non dimentichiamo che il progetto A2/A13 cosi come presentato presenta diversi reali dubbi di fattibilià oggettiva, il (DATEC), diretto da Doris Leuthard, ha posto in consultazione, il 18 gennaio 2018, un rapporto sui limiti di spesa per la rete delle strade nazionali per il quadriennio 2020-2023, quadrienio che riguarderà i nuovi eletti in Consiglio Federale visto che le elezioni federali si svolgeranno in 2019. Questo rapporto è molto esplicito sulla ripartizione delle risorse finanziarie annuali tra spese di esercizio, manutenzioni e/o investimenti per nuove opere che possiamo riassumere con le seguenti cifre: spese di esercizio che rappresentano il 20% ( 430 milioni di franchi ) spese di manutenzione che rappresentano il 50% ( 1’100 milioni di franchi) ed infine spese per l’adeguamento della rete che rappresentano il 30%: (700 milioni di franchi). In 2017, dopo votazione popolare, fù accolto un finanziamento di circa 2 miliardi annui quale disponibilità finanziaria per il finanziamento delle strade nazionali che rappresentano circa 8 miliardi per il quadrienio quindi considerando che il progetto A2-A13 ha un costo di circa 1,5 miliardi, non può essere matematicamente conglobato nei crediti disponibili durante la legislatura 2020/2023, e con l’ottica di una messa in esercizio nel 2035/2038 come auspicato dall’USTRA, questo perchè questo investimento complessivamente rappresenterebbe il 54% delle disponibilità finanziarie previste per l’adattamento della rete, di un intero quadrienio, se poi prendiamo in considerazione le previsioni del prof. Angst, le quali prevedono un aumento di costi di manutenzioni di circa 4 volte le attuali, allora ci rendiamo all’evidenza che questo progetto cosi come presentato non é, e non sarà sopportabile a livello costi quindi irrealizabile, questo progetto sembra dettato da un lobbismo e quindi da una scelta politica poco credibile e fanfarona, che come sempre andrà a discapito di una regione oggi penalizzata, dopo questa considerazione ecco il perchè a mio avviso la proposta di nuova ubicazione per il centro di pronto intervento non è realista, anzi incomprensibile, o forse, un peccato di ingenuità, o di arroganza, che sta alla base di questa nuova ipotesi spero sia rilevato dal Consiglio comunale cittadino.
Se così non fosse vorrà dire che la città getterà al vento centinaia di migliaia di franchi pubblici, in studi e progettazioni inutili. Per noi del piano l’unica consolazione sarebbe che non sono soldi nostri.
Gilles Renaud, municipale di Cadenazzo e candidato PPD-GG al Gran Consiglio
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