
Da secoli il piano di Magadino ha subito le decisioni prese altrove, quando andava bene a Bellinzona, quando andava male a Berna. Siamo entrati nel ventunesimo secolo nello stesso modo. Come territorio di passaggio ci hanno imposto i tracciati stradali e ferroviari in funzione delle esigenze esterne, poi è arrivato il progetto dell’Onorevole Respini di una pianificazione comprensoriale unitario tra Comuni e Cantone: era l’occasione per tornare a decidere il nostro futuro. Ed invece no: Bellinzona ha ridotto un progetto urbanistico esemplare a livello nazionale ad un piano di protezione naturalistica spacciato per un piano di utilizzazione cantonale. L’ultimo piccolo, ma significativo, esempio sono la fluidificazione semaforica delle rotonde di Cadenazzo e Contone.
Analoga sorte ha messo nell’angolo i Comuni del piano nel progetto aggregativo dove ad est si sta consolidando il comune della nuova Bellinzona, mentre ad ovest il Locarnese è rimasto nella loro difesa delle peculiarità locali. A questo punto appare nella sua evidenza una domanda: e se si raggruppano i singoli comuni del piano da Sant’Antonino a Tenero, con qualche invasione negli attuali ormai solo quartieri di Contone, appiccicato al Gambarogno senza grandi convinzioni e Gudo, apparentemente poco legato alla nuova Bellinzona, e Locarno-piano. Non si tratta di uno scherzo di fine primavera, ma di un vecchio progetto degli anni novanta poi accantonato a favore di altri progetti che da poco si sono concretizzati.
Non sarà facile, ma il buon senso suggerisce di sviluppare questa idea. Credo sia un buon punto di partenza per finalmente dare dignità ai nostri Comuni. Il territorio del piano, il nostro territorio, merita maggiore attenzione che solo un nuovo Comune unico può assicurare. Nei prossimi anni due progetti entreranno nelle fasi cruciali e noi dovremo poter essere al tavolo delle decisioni in modo autorevole ed uniti. Penso al futuro collegamento del Locarnese con la A2 e alla gestione della zona aperta del piano di Magadino, ora stancamente in mano all’invisibile Fondazione del parco del piano. Il terzo sarà, poco dopo dato dall’ attraversamento AlpTransit del piano di Magadino.
Il progetto è politico e può sembrare ambizioso, ma se ci si crede democraticamente, significa che la politica deve mettersi in moto. Questo è un progetto né di destra né di sinistra, ma se ci si crede in diversi, potrebbe già essere un tema che i giocatori della politica, cioè i partiti, faranno loro e lo sviluperanno arrichendolo ognuno con le prorie idee. Non si tratta di avere il nuovo Comune per le elezioni comunali del prossimo anno, ma ci si potrebbe arrivare nelle legislature future. Alla fine è un po’ come nello sport: vince chi fa la partita, chi non gioca perde.
Io, e non sono solo, ho la convenzione che solo in questo modo avremo la possibilità di decidere una parte del nostro futuro. In caso contrario i nostri Municipi continueranno a decidere il tipo di cucina per le proprie scuole, l’illuminazione delle piste ciclabili e poco più. Diamoci da fare, il tempo passa, i progetti sul nostro piano di Magadino si sviluppano e non sempre ci tengono in considerazione.
Gilles Renaud, municipale di Cadenazzo
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