
Lo sviluppo di ogni modello, sia esso sociale o tecnologico, si caratterizza in due modi: progressivo o a salti. Il passato insegna che i modelli vincenti sono quelli che sono riusciti ad integrare i due modi, laddove i salti tecnologici hanno portato a miglioramenti proprio quando sono stati integrati nel contesto generale del lento e progressivo sviluppo del modello. In estrema sintesi credo che il concetto ora molto in voga dello sviluppo sostenibile sia frutto di questo tipo di ragionamento.
In questi ultimi anni sulla pressione data dall’incontestata necessità di salvaguardare il clima è nata la favola che le auto elettriche salveranno il pianeta. L’industria si spinge oltre e cerca di spacciare le auto elettriche come un salto tecnologico. Niente di tutto ciò. Forse a qualcuno è sfuggito, per esempio, che la prima auto che ad inizio del secolo scorso riuscì a superare il muro dei 100 Km orari era a propulsione elettrica. Negli ultimi cent’anni la tecnologia della propulsione elettrica si è sviluppata incessantemente mettendo sul mercato mondiale più di un milione di veicoli: chi di noi si ricorda dei veicoli di trasporto dei bagagli e della posta presenti in tante stazioni o nell’industria generale. Le auto elettriche che ora si spacciano per nuovo salto tecnologico, in realtà non sono altro che le versioni aggiornate figlie di uno sviluppo in corso da ben più di cent’anni.
Ma prima di continuare bisogna fissare tre precise situazioni oggettive che mai, sia i produttori che gli ambientalisti, evidenziano. Il primo è la fonte di produzione dell’energia elettrica, Secondo una precisa informazione del Politecnico di Zurigo, ma basterebbe fare tre calcoli tra Watt ed Ampere, il passaggio di tutto il parco veicoli svizzero dai motori a combustione a quelli elettrici richiederà due nuove centrali nucleari, e se aggiungiamo la corsa al “tutto elettrico” vedi riscaldamenti, e quant’altro, probabilmente non basteranno. Se è vero che nel 2025 avremo il 25% delle auto a propulsione elettrica ci mancherà mezza centrale nucleare, solo per il parco veicoli, e il 2025 è domani, nemmeno dopodomani. Il secondo è dato dal fatto che la capacità di stoccaggio d’energia tra la benzina e le batterie elettriche ora in produzione segna, a parità di peso, un vantaggio della benzina per un fattore venti/trenta. Per questo motivo le auto elettriche medie e alla portata di una buona parte della popolazione hanno almeno cento Kg di batterie e un’autonomia effettiva di poco superiore ai cento Km, specie in inverno, di notte e con il brutto tempo. Il terzo aspetto negativo è la pericolosità delle batterie che nell’attuale tecnologia hanno una grande fragilità in caso di urti o di temperature estive. Dati non ve ne sono, e sembra palese che non c’è volontà di trasparenza, ma diversi incidenti ed incendi di auto hanno riguardato soprattutto le auto elettriche. E non parliamo di terre rare e del riciclaggio delle batterie in ragione di 100 Kg per auto, non quelle dei NATEL. Anche qui non è nascondendole in un qualche paese del terzo mondo compiacente, che il problema sarà risolto.
Il tema centrale, anche se la strana congiunzione tra costruttori ed ambientalisti cavalca le brezze del salto tecnologico, è quello economico e funzionale. Mi spiego. L’auto elettrica va bene per le corte distanze e soprattutto per quelle famiglie che possono permettersi due auto. Altro che diminuire il parco delle auto circolanti. Il concetto di due auto per famiglia, una piccola ed una media o sportiva che sia, era già stato lanciato quarant’anni fa da Pininfarina: anche qui niente di nuovo. Dal profilo funzionale le famiglie che potranno, e secondo una certa linea di pensiero dovranno, permettersi una sola auto e sceglieranno quelle elettriche, solo allontanarsi da casa di qualche decina di Km, In concreto noi cittadini di Cadenazzo difficilmente potremo andare a vedere l’Ambri (dovremo andare con il TILO e scroccando il passaggio ad un amico con auto a benzina o diesel), non potremo andare a sciare nelle stazioni invernali dell’alto Ticino e men che meno in quelle degli altri Cantoni. Non potremo nemmeno andare a cena ogni tanto nei grotti del Mendrisiotto. E’ questo il modello sociale che migliorerà la nostra qualità di vita ?
Il dibattito è aperto, non inibiamo lo sviluppo tecnologico ma facciamo attenzione a derivare su una tendenza che ora i costruttori cavalcano con una certa aggressività al punto, mi raccontava un amico che voleva acquistare una normale Smart, che i venditori dei vari autosaloni spingono sulla propulsione elettrica. Forse solo perché costano di più ed il loro margine è superiore ? O sono diventati tutti cultori della salvaguardia del clima ? Lascio al lettore la giusta risposta.
Ma il danno maggiore di questa nuova tendenza è il modello territoriale che sta dietro. In futuro saremo inibiti, come ho indicato poc’anzi, nella nostra mobilità privata e le valli dell’alto Ticino, ad eccezione in parte della Leventina che si trova sull’asse ferroviario europeo, perderanno ancora di più. Non potremo più uscire delle aree urbane e lì dovremo vivere, lavorare e passeggiare. E chi di voi riesce ad immaginare i posteggi pubblici del 2025 dove il 25% degli stalli saranno dotati di colonnine di ricarica elettriche che, ahimè, dovremo liberare non appena la carica della nostra auto sarà al 100%. E se ciò avviene, perché l’intelligenza umana sa sempre adattarsi alle nuove situazioni, quando staremo sciando a 2400 metri sul Guriner Furka o in curva alla fine del secondo tempo del derby Ambri-Lugano alla nuova Valascia dovremmo correre al posteggio per .. cercarne uno senza ricarica elettrica. E’ questa la nuova qualità di vita ? Ho qualche forte dubbio.
Gilles Renaud, imprenditore e municipale di Cadenazzo
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