
Sono ormai passate le serate di presentazione del progetto aggregativo del Bellinzonese e siamo nel vivo della campagna per il prossimo voto del 18 ottobre, voto a mio avviso molto importante per il futuro della popolazione.
Credo che porsi delle domande in vista di una nuova situazione, specie se poco conosciuta, e che molti cittadini non hanno la possibilità di valutare cosa lasciamo, se accettiamo l’aggregazione, e soprattutto a cosa saremo confrontati. Una delle difficoltà stà nel fatto che non si vota un oggetto o un tema preciso (una nuova strada, scuola pubblica o privata, una nuova tassa, ecc.) ma si vota sulla nuova struttura organizzativa del nuovo Comune. Il Cantone ha giustamente voluto che questo nuovo indirizzo organizzativo dei Comuni fosse oggetto di una votazione popolare consultiva: ora siamo al dunque.
Il rischio è quello di perdere la giusta dimensione del progetto e di finire, da una parte, nelle teorie del “piccolo è bello” o “grande è trendy” o, dall’altra il timore di perdere tutte quelle opportunità sociale che offriva il proprio Comune. Il giusto approccio non stà, come si direbbe di solito, nel mezzo. Credo che l’impostazione corretta sia data dalla risposta al quesito centrale: quale Comune ci difende al meglio ed è in grado di erogare i servizi ai cittadini nel miglior modo possibile.
Dalla mia esperienza nel Municipio di Cadenazzo ho potuto capire alcune cose, Una buona parte dei servizi alla collettività non è gestita direttamente dal Comune ma da consorzi e commissioni che lavorano con efficacia ma che hanno snaturato da tempo la concreta valenza del singolo Comune. Sulla democraticità di queste istituzioni non ho dubbi ma si tratta di doppioni nei quali i Municipi hanno un certo controllo, non dimentichiamoci che buona parte delle decisioni in un esecutivo sono dettate da obblighi imposti dal Cantone, se non addirittura dalla Confederazione.
Con l’aggregazione tutti questi consorzi andrebbero ad essere riorganizzati, sperando che sia senza perdita di un posto di lavoro, su scala del nuovo Comune. I benefici potrebbero essere interessanti sia per i collaboratori, che non saranno più legati ai particolarismi: Penso agli attuali operai comunali, o dipendenti dell’amministrazione che saranno attivi in un servizio ben più vasto ed interessante sempre a condizione della certezza di non perdere posti di lavoro. E qui si arriva al punto centrale: quale nuova rappresentanza avranno gli attuali comuni, domani solo quartieri, nel nuovo Comune di 40'000 o 55'000 abitanti ?
Inizierei dagli aspetti concreti e positivi: sulle tematiche territoriali e finanziarie il nostro attuale e futuro interlocutore, cioè il Cantone, su problematiche come il nuovo collegamento A2/A13 o le zone per la prostituzione dovrà ascoltarci, almeno spero, molto di più già solo per il peso dato dal numero di cittadini. A questo punto il tema da “esterno” (Comune attuale verso il Cantone) diventa “interno” alla nuova città (quartiere verso la nuova città). Dall’altra parte ci si può interogare su i rapporti trà la nuova Bellinzona e Cantone che a dipendenza potrebbe portare a scelte nelle quali un Comune come Cadenazzo rischia di trovarsi obbligato ad accettare consorzi o aziende a basso valore aggiunto, avendo perso ogni voce in capitolo.
Non possiamo affidarci con semplice e semplicistico voto di fiducia verso i prossimi amministratori comunali della nuova Bellinzona, peccheremmo di ingenuità. Si tratta di lavorare, perché anche fare politica significa innanzitutto lavorare, con la nuova situazione dove l’interesse dell’attuale Comune abbiamo cercato di difenderci con tenacia e perseveranza, e qui ringrazio i predecessori, ma con che risultati ? Ora, a ben guardare, tutti i grossi temi, A2/A13 in primis, sono di valenza sovracomunale e non potranno sfuggire dalle priorità del nuovo Comune. Qui ho comunque qualche riserva nel tenere l’attuale sistema dell’esecutivo con “ Milizie” 55.000 abbitanti rappresentano una mole di attività che dubito fattibile in doppio lavoro.
Fortunatamente spero che gli strumenti delle democrazia diretta a disposizione dei futuri quartieri sono e saranno comunque efficaci e qualora si dovesse registrare un “manco” di responsabilità da parte degli amministratori ne faremo uso. Non penso alle commissioni di quartiere, che avranno una funzione di carattere interlocutorio, ma a quanto prevede la legge organica comunale: mozioni o interpellanze da parte di nostri rappresentanti nel Consiglio comunale, referendum ed iniziative (dove bastano le firme del 15% dei cittadini), elezioni comunali quale “controllo” dell’operato del Municipio e dei consiglieri comunali.
In termini finanziari va rilevato che se l’attuale progetto aggregativo va in porto il Cantone lo appoggerà con un contributo di 50 milioni di franchi che, sommato al contributo perequativo che in ogni caso (con o senza aggregazione) diminuirà ci permetterà di mantenere gli attuali servizi, tutti i 1'130 collaboratori e collaboratrici che ora operano nei diciassette Comuni o almeno si spera.
Dubbi ed insicurezze ne abbiamo tutti, per esempio trovo interessante chinarci sulla problematica dell’affigliazione casse pensione dei dipendenti, tema che chiama in causa tutti i dipendenti, ma il Cantone ci offre un’occasione, forse irripetibile anche perché negli altri agglomerati urbani ticinesi o sono più avanti (Lugano e Mendrisio) o sono fermi al palo (Locarno). Non dimentichiamoci le ultime proteste di diversi Sindaci per causa dei maggior oneri scaricati dal Cantone sui Comuni che tuonano in un certo senso come una minaccia Stiamo lontani da difese ad oltranza di “orticelli”, che sembrano destinati a sparire nel tempo, e guardiamo in avanti. Il fatto che ben sedici Sindaci su diciassette e tutti i grossi Partiti ci hanno “messo la faccia” con convinzione è segnale non di sola speranza ma di coraggio nel progetto.
Gilles Renaud, municipale PPD GG di Cadenazzo
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