
L'ampio dibattito, con tanto di referendum, dell'ultimio trentennio sul collegamento autostradale del Locarnese con la rete autostradale nazionale, collegamento che il Governo già negli anni sessanta paventava, ha partorito un topolino. Anzi no: ha partorito un elenfante da quasi due miliardi di franchi, alla faccia della sostenibilità che ogni agire dell'Autorità dovrebbe perseguire.
Per fare un po' d'ordine e fissare un punto di partenza credo sia giusto tornare agli anni settanta dove, come mi hanno detto i consiglieri a cui ho fatto capo, il progetto più importante del periodo “post bonifica” del piano di Magadino era il Piano viario del Locarnese, conosciuto ai più come PVL. Da quel contesto ci sono rimaste le opere, per quei tempi, prioritarie: la galleria Mappo – Morettina e la T21, ora chiamata A2/A13, che dal Locarnese si è spinta fino all'ormai famosa, grazie ad InfoSuisse, “rotonda dell'aeroporto”. Mancano ora, e dal 1995, i nove kilometri fino allo svincolo A2 di Bellinzona sud.
Interessante notare come in questi trent'anni, malgrado i continui proclami del Governo cantonale per il Locarnese sono stati investiti, nelle citate opere prioritarie di inzio anni novanta, ca. 400 miloni di franchi e nel prossimo decennio ne saranno spesi al massimo alcune decine in rotonde e semafori. Nello stesso periodo nel Luganese è stato realizzata la famosa prima fase del piano viario regionale, per più di 1'000 milioni (cioè un miliardo !) di franchi e sono in fase avanzata di procedura la circonvallazione Agno-Bioggio, il treno/tram e le gallerie del Malcantone per un secodo miliardo di franchi. Dal profilo sportivo il Governo ticinese ha quindi sonoramente sancito un 400 (milioni di franchi) a 2'000 a favore di Lugano. Un chiaro 5 a 1 che nello sport suona come batosta, o quasi cappotto. Questa assimetria, che accomuna le regioni del Sopraceneri ed il Mendrisiotto, ha indotto negli scorsi mesi il Dipartimento di Zali a riattivare (cosa significhi in termini di realizzazione non è chiaro) il progetto della galleria di Moscia che altro non è che l'ennesimo cerotto su un errore del Governo degli anni ottanta che si era limitato alla minigalleria di circonvallazione di Ascona, realizzata solo grazie ad un cospicuo anticipo del Comune di Ascona.
Questo per la storia, visto che il passare dei decenni ha in gran parte steso un velo di nebbia sui vari episodi. Mi chiedo però dove erano i nostri parlamentari a Bellinzona che hanno votato i progetti viari negli ultimi trent'anni. Si sono forse ciecamente fidati che in politica una delle regole è di ripartire oneri ed onori in modo equilibrato, specie sul lungo periodo. Quello che vedo oggi è che nel Luganese sono arrivati 1'000 milioni di franchi ed altri 1'000 milioni arriveranno, mentre nel piano di Magadino siamo fermi con le colonne, le rotonde ed i semafori. Se sarò eletto in Gran Consiglio mi prederò il compito di riequilibrare questa assimetria. SE non lo sarò spero che gli eletti si diano una mossa.
A mio avviso, e nessuno finora mi ha smentito, l'ultimo errore dei nostri granconsiglieri è stato fatto con l'approvazione della pianificazione del parco del piano di Magadino del dicembre 2014. In quell'infausta decisione non ci si è preoccupati, malgrado i segnali dei Comuni e della popolazione fossero chiari, di definire il tracciato della A2/A13. Ci si è limitati a togliere autonomia ai Comuni in materia di pianficazione del territorio a favore di una fumosa, ancor'oggi a distanza di quattro anni, Fondazione dedicata alla gestione di una serie di regole e misure finalizzate più che altro alla protezione della natura, a scapito dell'agricoltura ed ancor più delle altre attività.
Si è sposata un'ideologia territoriale tipica delle associazioni ambientaliste: solo tanti studi e letture teoriche del territorio con i fatti concreti fermi con le quattro frecce. La prova più lampante è la stridente contraddizione della non applicazione del principo della sostenibilità per la A2/A13, basata su un improponibile costo vicino ai 2'000 miloni di franchi (cioè tanto quanto si è investito e si investirà nel Luganese nella mobilità in tren'anni). A ciò si aggiunge la proposta di mettere in galleria la circonvallazione di Cadenazzo, Contone e Quartino (dove un'altra soluzione è praticabile !) e non si è messo in galleria l'attraversamento dell'area fluviale, cioè quella più soggetta ai vincoli di protezione naturalistica e paesaggistica. A questo punto forte è il dubbio che si è voluto caricare le neccessità di risorse finanziare per la nuova A2/A13 al punto dal renderla politicamente inaccettabile nella suddivisione delle risorse finanziarie federali (fondo per la mobilità stradale: FOSTRA). Ciò renderà più facile per il Dipartimento di Zali attivare il secondo miliardo per il Luganese, regalondoci la periferica completazione dell'incompiuta galleria di Moscia, che non ha nessun effetto sul piano di Magadino e sulla raggiungibilità dela zona turistica del Locarnese.
La soluzione veramente sostenibile ed intelligente per la A2/A13 è la variante nord della ferrovia per la tratta Giubiasco – Quartino, variante che serve il territorio, non incide nella zona agricola, può essere realizzato a tappe, non impone la costruzione temporanea di strade di cantiere che aumentano a dismisura i costi e, last but not the least, avrebbe una ben più alta possibilità di essere inserita nella pianificazione dell'impiego delle risorse del FOSTRA. Nelle utime settimane è apparso, tra le righe del preventivo 2019 della città di Bellinzona, un nuovo inciampo: l'uso del comparto dedicato all'aggancio della A2/A13 sostenibile ed intelligente con la rete autostradale nazionale per il nuovo centro comunale di pronto intervento. Speriamo che una buona volta la politica sappia gestire il territorio e indicarne la non fattibilità in quel luogo. In quella zona vi sono altre ubicazioni che vi si prestano sia a sud che ad est delle attuali infrastrutture cantonali della sezione circolazione e della Polizia cantonale.
Gilles Renaud, municipale di Cadenazzo e candidato PPD-GG al Gran Consiglio
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