
Mozione - Aggregazioni e mantenimento della vitalità negli ex Comuni divenuti quartieri o frazioni.
Il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) illustra ampiamente finalità e indirizzi in Ticino del Comune e del suo ruolo. Creare in tutti gli Enti locali reale autonomia e capacità progettuale; migliore amministrazione: efficace, efficiente e razionale; offrire ai cittadini puntuali e diffusi servizi pubblici di qualità di maggiore soddisfazione; salvaguardare e promuovere (rispetto alla nuova identità comunale progettata) storia, valori, tradizioni, forme associative socio culturali presenti negli ex Comuni coinvolti nel progetto aggregativo.
Nel processo di aggregazione, prima e dopo ogni progetto di realizzazione, emergono prevalentemente, fra vantaggi e svantaggi, aspetti generali legati ad esempio al moltiplicatore, alla gestione del territorio e delle opportunità che offre.Meno evidenti e cionondimeno comunque sensibili le attese e le preoccupazioni di ogni singolo cittadino rispetto alle sopraelencate offerte o salvaguardie e promozioni, che hanno caratterizzato vitalità e servizi degli ex Comuni, divenuti quartieri.
Da segnalare due situazioni apparentemente contradditorie.
Lugano è la città che ha registrato, non solo per ampiezza ovviamente, il maggiore processo di aggregazione. Fra i problemi che deve affrontare, sale e si manifesta, anche con raccolta cospicua di firme, la preoccupazione che sottolinea insufficiente ascolto, consultazione e valorizzazione dei quartieri, necessità di capillari sportelli, quale riferimento e supporto amministrativo e sociale dei cittadini. Accanto a questa richiesta di sportelli locali si invoca un nuovo modello di Commissioni di quartiere, flessibili ma incisive al contempo, organi indiscutibilmente di natura consultiva, tuttavia capaci d’essere emanazione della popolazione e delle associazioni locali, come pure di promozione di progetti, della loro riconosciuta gestione e animazione.
Il progetto di Bellinzona è nel bel mezzo del suo procedere, che precede la sua votazione consultiva, con sistematici e coinvolgenti incontri con la popolazione dei vari Comuni interessati. Gli organi di informazione riferiscono con puntualità. Spesso in questi incontri emerge la preoccupazione legata alla centralità delle istituzioni (Municipio, Consiglio comunale e amministrazione) e al timore di chi e come vivrà, in termini di ascolto, attenzione, partecipazione questo passaggio da un precedente comune ad una realtà di quartiere, sovente periferico.
La risposta dei responsabili del progetto ovviamente ha un nome: in primo luogo prossimità dei servizi e , sul piano istituzionale, uffici di quartiere e commissioni di quartiere, già conosciute altrove, che tuttavia per taluni suoi compiti necessitano di una base legale. Tra questi ad esempio la gestione di infrastrutture locali, la responsabilità di distribuire finanziamenti pubblici alle società di paese (“quartieri”), l’allargamento della partecipazione civica , oltre all’istituzione delle commissioni di quartiere ( che sarà responsabilità del Municipio, avallate dal Consiglio comunale, di descrivere, definendone modalità di costituzione e di funzionamento, nel Regolamento comunale), ad assemblee di quartiere.
L’attuale Legge organica comunale, laddove verosimilmente è opportuno verificare e collocare se del caso modifiche, così si esprime.
Suddivisioni
Art. 4
1. La parte di un comune costituita da un aggregato di case abitate, topograficamente distinto e separato dal capoluogo, costituisce una frazione, se il regolamento comunale le attribuisce tale qualità.
2. Il regolamento comunale può parimenti prevedere una suddivisione per quartieri, definendone i confini (1).
3. L’organizzazione delle frazioni e dei quartieri è disciplinata dal regolamento comunale. I relativi organi hanno funzione consultiva, riservato il diritto di ottenere risposta da parte del municipio nei tempi previsti dal regolamento comunale (2).
4. Il numero e la denominazione delle frazioni e dei quartieri possono essere variati con la procedura prevista per la modifica del regolamento comunale (3).
A partire dalla potestativa descrizione al cpv 2, si presenta l’imperativa affermazione definita al cpv 3. Ebbene nella seconda frase:- si indicano “i relativi organi”: da presumere, e traducendo, tramite l’istituzione di commissioni di quartiere- è precisata la “funzione consultiva” di questi ”organi”: indiscutibile definizione,poiché la funzione di esecutivo (Municipio) e legislativo ( Consiglio comunale) non è messa in discussione, nel loro compito e responsabilitià di deliberare e attuare, impedendo l’immissione di un organo intermedio con capacità deliberativa- si afferma il diritto di risposta, a questi “organi”, da parte del Municipio entro tempi stabiliti dal regolamento comunale.
La mozione (1) intende chiedere di appurare e semmai di procedere a proporre una modifica della LOC affinché al cittadino sia chiaro che in presenza di frazioni o quartieri è responsabilità del Municipio costituire tali “organi”. Di definire inoltre nella LOC l’acquisito termine di “commissione di quartiere”.
La mozione ( 2) intende chiedere, poiché la RALOC risulta essere silente, di dedicare spazio e di illustrare in essa la commissione di quartiere: definizione, composizione, modalità di funzionamento e compiti delle commissioni di quartiere con facoltà di allargare la partecipazione alla popolazione tramite assemblee di quartiere.
Nella ricerca di informazioni si è rilevata l’esistenza di quattro moduli, prodotti dalla Sezione enti locali, davvero interessanti. Riproduciamo quello di maggiore estensione,con riferimento specifico all’art.64:www4.ti.ch/fileadmin/DI/DI_DI/SEL/RIFORMA/riformaComune
La mozione (3) intende per finire chiedere ( poiché il volto dei Comuni in Ticino cambierà fatalmente a tal punto da abbandonare in tempi non lontani la forma dell’assemblea comunale) di dedicare a questi “organi consultivi” la maggiore attenzione possibile: dalla raccolta di documentazione sul loro funzionamento e in quale modo, laddove già esistono, alla loro promozione.
L’intento non dovrà essere quello di creare vincoli o forme obbligate, al contrario, suggerimenti affinché in ogni realtà i Regolamenti comunali diano ai cittadini la garanzia non solo d’essere ascoltati, coinvolti e consultati su temi locali, di ottenere risposte, risultati a puntuali segnalazioni, ma anche di avere la facoltà e la responsabilità di mantenere, di promuovere, gestire in modo riconosciuto ( eventualmente anche tramite la gestione di un piccolo budget) attività, eventi, organismi associativi che nel quartiere considerato (paese o villaggio, definizione magari più consona ad aggregazioni lontane da agglomerati urbani) si traduce in partecipazione attiva, in socializzazione e vitalità civica.Gianrico CortiGruppo PS e cofirmatari
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