
Un recente articolo apparso sui media, concernente le fondazioni, faceva riferimento al fatto che queste vengono utilizzate quasi esclusivamente allo scopo di celare l’origine dei fondi investiti. In realtà le 558 fondazioni presenti in Ticino sono state concepite in gran parte con scopi ideali che variano dall'assistenza a favore di persone bisognose, al sostegno di attività culturali, alla salvaguardia di un determinato patrimonio artistico. Proprio su questo punto vorrei fare una riflessione:
Molte di queste fondazioni, che traggono origine da finanziamenti importanti da parte di benefattori del nostro Cantone, sono state concepite con degli scopi mirati in un periodo profondamente diverso rispetto a quello attuale. Questi stessi scopi, al giorno d’oggi, non permettono di utilizzare al meglio i capitali in un contesto di mercato profondamente mutato rispetto al periodo del lascito. Infatti l’utilizzo dei fondi investiti non viene autorizzato e reso possibile, perché spesso è necessario attendere che si realizzi una delle condizioni contenuta negli gli scopi delle fondazioni affinché venga liberato il capitale.
Ritengo che nella situazione di mercato attuale, dove lo Stato difficilmente può essere presente ovunque, sia importante introdurre una revisione della legge concernente le fondazioni di questo tipo. In una situazione congiunturale difficile centinaia di milioni restano bloccati quando potrebbero essere investiti a favore della società.
Quali sono le soluzioni percorribili e gli investimenti attuabili?
Si potrebbe con questi denari incentivare la formazione di apprendisti;
Si potrebbe aiutare i disoccupati nella riqualifica professionale;
Si potrebbe incentivare finanziariamente le fondazioni che risultano operative sul territorio ma che fanno fatica a raccogliere fondi;
Aiutare gli anziani in difficoltà
Si potrebbe cercare di promuovere il nostro territorio.
Ho citato solo alcuni esempi, fra molti altri che potrebbero essere sviluppati. Credo sia giunto un momento di fare una riflessione sulla destinazione di questi fondi.
È si vero che la legge pone dei limiti al rilascio di questi averi se non risultano adempiuti gli scopi delle fondazioni stesse, ma è altrettanto vero che ci troviamo confrontati ad una situazione di mercato e congiunturale totalmente mutata rispetto a quando questi lasciti sono stati fatti. Non è da escludere che i finanziatori delle fondazioni siano disposti a che l’investimento venga trasformato in un contributo finanziario a favore della società ticinese. Questo modo di procedere permetterebbe allo Stato di concentrarsi su altre priorità ed ai privati attivi nel settore sociale di acquisire fondi sufficienti per aiutare il prossimo e risollevare l’economia del nostro territorio. E mia intenzione realizzare uno studio su questo tema. Chiedo pertanto a tutte le persone che fanno parte di fondazioni o simili istituti e che condividono le mie riflessioni di contattarmi. Si potrebbe aiutare il nostro Cantone anche attraverso un simile percorso, in modo da favorire la nostra gente ed il nostro territorio.
Gianmaria Frapolli
Economista
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