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Gianmaria Frapolli - Meritocrazia, l'essenza della democrazia
Redazione
11 anni fa

Mi riallaccio ad un articolo del candidato PS al Gran Consiglio Roberto Martinotti (clicca qui), nonché ai fautori di tal pensiero, per esporre alcune considerazioni personali sul tema della meritocrazia.

Si tratta di una forma di governo dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbistica, familiare (nepotismo e in senso allargato clientelismo) o di casta economica (oligarchia).

Ora il Signor Martinotti si esprime sul tema sostenendo che la meritocrazia crea delle disparità di trattamento tra i lavoratori stabilendo di fatto delle ineguaglianze.

Ritengo che un sistema basato sulla meritocrazia corrisponda all’esatto contrario per i seguenti motivi:

Un posto di lavoro viene conferito in considerazione dell’esperienza e della competenza delle persone;

Viene eseguita una valutazione oggettiva, e non soggettiva, del lavoro svolto.

Il 28 novembre 2010 il popolo ticinese, con il 54% dei consensi, ha purtroppo bocciato la legge sugli stipendi cantonali che voleva integrare un sistema basato sulla meritocrazia. Si è preferito continuare a dare spazio al sistema vigente che sappiamo spesso avere qualche defezione legata al buon detto: “gli amici degli amici”. Ma stiamo scherzando?

Se crediamo in una società le cui basi sono l’onestà e la trasparenza dobbiamo lottare per far si che vengano eliminati tutti gli abusi.

Saremmo contenti di lavorare in un ufficio dove il nostro vicino non fa nulla e percepisce il medesimo stipendio? Questo senza venir premiati per gli sforzi e i risultati raggiunti?

È arrivato il momento di dire basta e di discutere nuovamente su questo tema in modo chiaro, questo nel rispetto dei molti funzionari dello Stato che svolgono le proprie mansioni con il massimo impegno e serietà. Dobbiamo riformare questo sistema partendo dall’alto della scala. Dove vige la meritocrazia, un ipotetico capo che a fine anno deve portare determinati risultati, cercherà di fare il massimo, evitando quindi favoritismi immeritati. Lo farà cosciente del fatto che anche lui verrà valutato in base ai suoi meriti. In assenza di regole chiare si sentirà invece libero di fare quello che vuole, a discapito forse delle persone che ogni giorno danno il massimo.

Il signor Martinotti termina la sua riflessione con una contraddizione: Ricordate che i lavoratori migliori non sono quelli che si fanno belli davanti al municipio per ottenere i bonus, ma sono quelli che, con il proprio impegno e la propria intelligenza critica, fanno il proprio compito umilmente giorno dopo giorno nell’interesse dell’utenza e della città.

Questa frase coglie in pieno il senso di meritocrazia. Non premio chi si fa bello, ma chi lavora. Per quale ragione allora non è d’accordo a che venga applicato un sistema basato sulla meritocrazia? Ai posteri l’ardua sentenza.

Se riteniamo che gli amministratori comunali, gli alti funzionari statali, ecc. non siano degni di ricoprire quelle cariche e nemmeno di valutare in modo oggettivo il lavoro svolto dai dipendenti, significa che non crediamo nelle persone che li hanno voluti in quelle posizioni. Di riflesso non crediamo in noi stessi. Il sistema meritocratico è sinonimo di sistema democratico ed è in questa direzione che la nostra società deve dirigersi se vuole progredire.

Gianmaria Frapolli

Economista

Candidato al GC n.35 per la Lega dei Ticinesi

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