
Per una formazione solida, per un territorio a misura di famiglia, per un’economia fatta dai residenti.
A beneficiare dell’iniziativa saranno specialmente le Scuole dell’Infanzia, ovvero il primo luogo d’incontro tra la famiglia e l’istituzione scolastica. Per quanto attiene alla media del numero di allievi per classe, le Scuole dell’Infanzia si collocano all’ultimo posto in Svizzera, con 20,7 allievi per classe. Infatti i vantaggi della riduzione ad un massimo di 20 allievi per classe coinvolgerebbe i 2/3 delle sezioni della Scuola dell’Infanzia, ovvero 268 sezioni su 398.
Occorre ricordare che la Scuole dell’Infanzia accolgono bambini appena liberati dall’uso di pannolini per portarli, secondo quanto previsto da Harmos, alla scolarità obbligatoria e impostarli quindi all’apprendimento della scrittura e della lettura.
Le Scuole dell’Infanzia sono uno snodo cruciale anche per la presenza diffusa di sezioni pluriclasse, con alto numero di allievi, quasi sempre con l’importante esperienza educativa della refezione, il che si traduce per le docenti in un lavoro molto delicato e intenso sia per qualità sia per quantità. Per far fronte a queste aspettative e agire in modo mirato ed efficace, occorre ridurre il numero di allievi per classe.
Inoltre va evidenziato il significativo ed emblematico stanziamento di un credito di 120 milioni di franchi approvato dal Consiglio nazionale mercoledì 12 settembre, destinato proprio a finanziare doposcuola e strutture di accoglienza di bambini in età scolare e prescolare fino al 2019. Si rileva che il progetto è stato sostenuto da tutti i partiti eccetto l’UDC, allo scopo, tra le altre cose, di sostenere in particolare le madri che intendono rimanere nel mondo del lavoro.
A maggior ragione questa scelta è letteralmente “vitale” per il Ticino, un cantone a bassa natalità, in cui la società è particolarmente anziana, dove la demografia dipende dall’immigrazione, dove si chiede che i lavoratori residenti non vengano lasciati a casa per essere sostituiti da lavoratori esteri e laddove si riscontra una forte disparità regionale nella disponibilità di doposcuola (nelle Scuole elementari si spazia dall’assenza di tali centri in Leventina ad una presenza nell’85 % degli istituti di Lugano).
Si ristabilisca il giusto equilibrio tra le voci di spesa cantonale, per uscire dal 24° posto tra i Cantoni svizzeri in quanto a percentuale di spesa pubblica destinata alla formazione e in quanto a spesa assoluta per singolo allievo. La buona formazione non può prescindere da una buona scuola obbligatoria, settore in cui il Ticino spende mediamente 1'421 fr. per abitante (il 41 % del già misero budget per la formazione), contro i 1'700 della media intercantonale e i 1'807 fr. della media dei cantoni universitari (-21%).
Gianluca D’EttorrePresidente OCST-Docenti
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