
Mozione concernente l’aggiornamento dello studio della Zona industriale d’interesse cantonale (ZIIC) di Biasca Lo studio riguardante la zona indicata, elaborato da Siegfried Alberton e Sandro Petrillo, risale a ben più di dieci anni fa e più precisamente al 2001. Lo stesso analizza dati che allora permettevano di avere con una certa precisione una radiografia della situazione di questa Zona che riveste pure un interesse cantonale. Particolarmente indicativi erano i dati riguardanti le persone occupate, come la loro residenza, il loro effettivo, il livello salariale e non da ultimo il livello di formazione di queste/i lavoratrici e lavoratori. Per quanto riguarda i dati che concernevano le aziende, erano compresi: il tipo di attività, la cifra d’affari e gli investimenti effettuati allora e negli ultimi anni. Lo studio riprendeva le debolezze e le minacce possibili per le aziende insediate o le opportunità che avrebbero potuto favorirne lo sviluppo. Anche gli impatti sulla fiscalità e gli altri effetti che avrebbero potuto produrre un indotto a livello comunale non erano trascurati. Dopo alcune indicazioni di massima, erano presentate alcune proposte operative per la promozione di questa Zona, ritenuto anche l’interesse cantonale che la stessa rappresentava. Il decennio appena trascorso ha conosciuto enormi trasformazioni nel mondo imprenditoriale che hanno avuto grosse ripercussioni nel mercato del lavoro. Mentre il Canton Ticino ha conosciuto un certo sviluppo al Sud del Ceneri che si può, tuttavia, definire disordinato ed eticamente molto discutibile, sia per i livelli salariali, sia per i tipi e le reti di contratto di lavoro stipulati, sia per l’impatto ambientale prodotto che per il rischio di evaporazione negli anni delle attività imprenditoriali intraprese, nelle valli del Sopraceneri si sono conosciuti la chiusura di aziende, l’arrivo e l’immediata chiusura di altre e, più in generale, una situazione pressoché stagnante delle possibilità occupazionali. Fatto tutt’altro che trascurabile per la RTV l’imminente chiusura del cantiere Alptransit che ridurrà ulteriormente il potenziale occupazionale della regione. Anche la liberalizzazione completa del mercato europeo del lavoro, con la conseguente libera circolazione della mano d’opera ormai pienamente sviluppatasi con tutte le conseguenze che ne derivano, è un aspetto ulteriore di fondamentale importanza da tenere in debita considerazione. Nello studio citato, delle sei aziende analizzate, si può chiaramente tracciare un bilancio poco rassicurante. La APC SA ha oramai chiuso i battenti, la SITESA figura in liquidazione, la Nickelmesh SA conta oggi solo un solo dipendente con funzioni di custode rispetto ai cinquanta di allora; inutile inoltre citare, perché oramai passate alle cronache, le vicissitudini della Intervalves SA che rischia l’imminente chiusura con la perdita di una quarantina di posti di lavoro. Nel frattempo la Termogamma ha conosciuto un importante cambio di proprietà che non sta a dimostrare la solidità di quest’azienda. Unica eccezione è rappresentata dalla Helsinn Chemicals SA che ha conosciuto un ulteriore sviluppo negli ultimi anni. Non dimentichiamoci però che negli anni passati gli aiuti comunali furono messi in dubbio a causa dell’impatto ambientale che la stessa avrebbe potuto produrre. La politica comunale, regionale e cantonale non può oggi effettuarsi senza che ci siano necessari e chiari strumenti di analisi che offrano ai politici la possibilità di operare, non tanto sul pregiudizio ideologico, quanto su basi che disegnino chiaramente la realtà permettendo l’evolversi della concezione di uno sviluppo sostenibile fondato almeno sulla collaborazione intercomunale (percorso che, a livello cantonale, ha oramai superato il punto di non ritorno e che ha dimostrato che questa politica sta dando i suoi frutti). Riassumendo :
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