
Sussistono gravami per i quali il Ministero pubblico dovrebbe procedere con la dovuta celerità poiché il fatto è di rilevanza istituzionale e politica; primariamente se implicato è il vicesindaco, capo dicastero sicurezza e dei servizi industriali della nuova Bellinzona. Sono cariche che richiedono rappresentanti liberi da gravami penali aperti per l'ipotesi di reati contro i doveri d’ufficio per l’inosservanza di fondamentali principi del diritto. E' il caso di Andrea Bersani che è chiamato a rispondere per la violazione del segreto d’ufficio, abuso di autorità e infedeltà nella gestione pubblica, per fatti che lo coinvolgono da ex sindaco di Giubiasco.
Sia il caso che ora anche il Municipio di Bellinzona, che ha ereditato l’archivio di Giubiasco, ha la piena accessibilità alle "carte", che pongono in bella vista la firma dell’ex sindaco Bersani su tre distinte lettere inviate ad altrettanti destinatari per fatti coperti dal segreto istruttorio.
Secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale, viola il segreto d'ufficio, chi esercita una carica istituzionale, rendendo pubblici o fornendo informazioni a terzi per fatti che devono essere tenuti segreti, fintanto egli non abbia tentato con tutti i mezzi legali di por fine alle irregolarità di cui avrebbe avuto conoscenza nell'esercizio delle sue funzioni. Nel caso, l’ex sindaco di Giubiasco non ha agito in stato di necessità per la salvaguardia d’interessi legittimi, e i mezzi da lui impiegati occorrevano fossero adeguati allo scopo perseguito. Requisito che si adempie quando l'autore, per raggiungere lo scopo, dispone di mezzi legali di cui si può pretendere che faccia uso.
Il fatto non è nuovo, anzi è ben conosciuto. Infatti, un uditore non prevenuto che ha ascoltato la sentenza orale del giudice di prime cure, non ha avuto remore a riportare sul CdT del 24 novembre 2015: "La lettera avrebbe dovuto restare in poche mani, invece è passata da tante persone. Ma non certo per volontà dell'imputato"… omissis …. "Nella fattispecie Giancarlo Jorio non ha parlato a terze persone del sospetto che aveva (ovvero che nel centro estetico si potesse praticare il meretricio), ma si è rivolto direttamente alle istituzioni, le quali sono legate al segreto d'ufficio", ha precisato il giudice. "Inoltre nella lettera incriminata il 70.enne ha fatto riferimento, citandola testualmente, ad una clausola contenuta nel contratto di affitto, laddove i proprietari dello stabile chiarivano che è vietata ogni attività legata alla prostituzione e/o simili".
I tempi per la sentenza definitiva saranno inevitabilmente lunghi, a fronte di un’istruttoria semplice.
Per contro il disagio politico per la rilevanza pubblica e istituzionale, non giovano al lavoro e agli impegni che la Città dovrà affrontare con fiducia piena. " Dichiarare di essere fedele alle Costituzioni federale e cantonale, alle leggi e di adempiere coscienziosamente tutti i doveri del mio ufficio.", è un dogma che non lascia spazio a interpretazioni personali, ancorché sorrette dallo stracotto ... "sono sereno" ...
Giancarlo Jorio, già municipale di Giubiasco
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