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Germano Mattei - Lettera aperta alla Consigliera federale Doris Leuthard
Redazione
13 anni fa

Valli abbandonate e inselvatichite non possono essere uno scenario accettabile! Lettera aperta all’on. Consigliere federale Doris Leuthard Gentile Signora Consigliere federale, la sua visita in Valle Lavizzara il primo agosto ha molto onorato la nostra Valle alpina, coinvolgendo idealmente le Valli discoste, periferiche e di montagna in generale. Un membro del nostro esecutivo nazionale ha percorso interamente la Valle Maggia – questa volta non in elicottero -, una delle vallate che s’incastonano profondamente e senza sbocco, se non a piedi, per oltre sessanta chilometri nel complesso alpino insubrico. Sicuramente si è resa conto delle diversità geografiche, orografiche e socio economiche di questa nostra realtà alpina, oramai al limite della sopravvivenza, almeno nella sua parte della media valle e delle valli superiori. Avrei avuto piacere che quale responsabile del Dipartimento che si occupa di energia e di trasporti avesse percorso l’ultimo tratto in Valle Lavizzara per mezzo di un’auto elettrica, veicolo ben disponibile al nostro Infopoint Vallemaggia bici e auto elettriche in Bignasco, ove si stà sviluppando da un anno e mezzo un progetto pilota che sonda la mobilità sostenibile nelle vallate alpine (veda www.infopointvm.ch). Coloro che l’hanno invitata non hanno purtroppo pensato a quest’opportunità che avrebbe ulteriormente qualificato e reso interessante la sua visita. Personamente non sono venuto in Campo alla Torba, terra a me cara dato su quell’alpe ho passato da ragazzo diverse estati quale “bocia” a radunar mucche e capre. Idealmente ho festeggiato con Lei il primo agosto con quasi tre centurie di altri ticinesi nella contigua Valle di Peccia, a un altro incontro festoso presso l’azienda agricola e agrituristica di mio fratello e della sua famiglia. Ho seguito il suo discorso succesivamente alla nostra televisione e devo dirle francamente che mi ha un po’ deluso, tanto deluso per essere franco e schietto. Il suo dire di essere felice di essere in una Valle alpina, lodare l’aggregazione Lavizzarese – per se idealmente condivisibile, anche se nella pratica la mentalità di base non è cambiata dal concetto strettamente comunale – sono affermazioni tipiche del politico tradizionale: cose che noi vallerani non crediamo più da tempo. Alle giuste e precise rivendicazioni del Sindaco di Lavizzara, riguardanti l’annosa questione dell’apertura a Nord della Valle Maggia verso la Valle Leventina e il resto della Svizzera – pochi risibili chilometri per superare lo steccato alpino e dare ossigeno e nuova speranza a queste nostre realtà – e la denuncia di una “nuova” politica regionale calata dall’alto che ha sostituito la vecchia e gloriosa Legge sugli investimenti nelle Regioni di Montagna (LIM) – smantellata per l’invidia del suo successo da parte delle regioni urbane e ricche da dove Lei proviene: il triangolo d’oro e accoliti hanno voluto pasteggiare anche su questi pochi soldi messi a disposizione delle nostre regioni -, a queste rivendicazioni Lei ha dato risposte deludenti e di nessuna apertura. Un’altra occasione persa, momento magari non ripetibile di guardare alle nostre realtà con fiducia e apertura di spirito e con visioni politiche moderne, un po’ utopistiche, ma non vi è futuro politico senza utopia. La Svizzera stessa fu a suo tempo il risultato di un’utopia avversa ai potenti del tempo! Forse era troppo aspettarsi altro da una visita di cortesia, ma noi montanari infine siamo dei creduloni e crediamo nelle favole e nei miracoli. Ci aspettiamo sempre che infine un politico non ci guardi solo come nell’ottocento per spogliarci dei boschi, a metà novecento per spogliarci delle acque per un piatto di lenticche e oggi per renderci schiavi di interessi ambientalistici e miti di riserve per i cittadini! Ebbene attendiamo sempre politici avveniristici, con vere visioni e un po’ innovativi, con qualche slancio di vera condivisione e di solidarietà, con progetti politici veri e fat

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