
Strano che in questa campagna sia stata messa la sordina a una domanda tanto intrigante quanto decisiva: perché Bignasca, che è tutto salvo un ecologista, sostiene l’iniziativa dei Verdi “AET senza carbone”? Perché il sodalizio di Bignasca con i Verdi è arrivato al punto di fargli presentare la candidatura di Savoia quale rappresentante del WWF (con grande disappunto di molti membri del WWF) all’assemblea della CORSI lo scorso sabato?La risposta è che Bignasca utilizza i Verdi per indebolire l’Azienda elettrica ticinese, che il capo della Lega non ha mai nascosto di voler trasformare in una società anonima e privatizzare. Ma c’è di più.Se si guarda da vicino l’iniziativa “AET senza carbone” ci si accorge che sembra fatta apposta per tutelare gli interessi e favorire, in futuro, un’ulteriore espansione in Ticino della multinazionale Alpiq, alleata delle AIL SA, di cui Bignasca è il “padrone”. Perché l’iniziativa anti-carbone piace ad Alpiq? Perché Alpiq ha, con AET, un contratto di fornitura di energia da 500 GWh (pari al 17% del consumo ticinese; fornitura parzialmente di origine atomica), che scade proprio nel 2016 e che verrebbe sostituito con la partecipazione di Lünen. Una bella coincidenza! Lünen renderebbe AET decisamente meno Alpiq-dipendente.Cinquant'anni orsono il Ticino povero dovette rinunciare allo sfruttamento in proprio delle imponenti risorse idriche presenti sul territorio, cedendone l'80% ai signori d'oltralpe: oggi una maggior lungimiranza dovrebbe consigliarci di continuare a rafforzare AET per far sì che tra 30 anni questo preziosissimo patrimonio torni in mano ai Ticinesi.Se il prossimo 5 giugno passa l’iniziativa “AET senza carbone” il risultato sarà il rafforzamento delle aziende private d’oltralpe, che vogliono continuare a papparsi l’appetibile produzione elettrica ticinese e a venderci i loro Gigawatt ai loro prezzi, mantenendo AET al guinzaglio (con una dirigenza più…malleabile per Bignasca). Sì, proprio quelle aziende dei “balivi” –come ci spiega sempre Bignasca- che “sfruttano le nostre acque e cui dovremmo stracciare sotto il naso i contratti che glielo permettono”: parole, che i fatti contraddicono in modo flagrante.A pagare, se passa l’iniziativa di Verdi e Lega (e mettiamoci pure anche i “balivi”) sarà quindi l’indipendenza energetica del Ticino. A pagare saranno le regioni con aziende elettriche di distribuzione medio-piccole, come quelle del Mendrisiotto, che perderanno un partner cantonale come AET in grado di farsi valere sul mercato elettrico svizzero. A pagare saranno anche le valli ticinesi con la perdita di posti di lavoro, non solo all’AET, ma anche in aziende private come la Timcal di Bodio, fortemente dipendente da prezzi stabili dell’energia elettrica. A pagare infine saranno i consumatori di tutto il Cantone con l’aumento delle bollette elettriche. Per tutte queste ragioni occorre votare no all’iniziativa.Diciamo invece sì alla soluzione ragionevole del controprogetto all’iniziativa, che garantisce l’approvvigionamento cantonale di energia elettrica nei prossimi 10-20 anni. Il controprogetto inoltre getta le basi per investire centinaia di milioni nel risparmio energetico e nello sviluppo di energie rinnovabili in Ticino. In effetti i 100-160 milioni di Fr di sussidi previsti dal fondo del controprogetto genereranno varie centinaia di milioni di investimenti in Ticino e garantiranno centinaia di nuovi posti di lavoro in questo settore. I 100-160 milioni di sussidi del controprogetto e i 65 milioni stanziati dal Parlamento in marzo per il risanamento degli alloggi saranno la base finanziaria per procedere concretamente alla svolta energetica in Ticino auspicata da tutti.
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