
Non potevo essere presente fisicamente alla serata Modem dello scorso 10 novembre: mi son dunque preso il tempo di riascoltarmela in streaming…Devo dire che non mi è risultato molto chiaro il ragionamenti dei contrari. Se da una parte si ammette che la Valle ha il potenziale di essere visitata e che non è morente, dall’altra si dice che il Parco “non s’ha da fare perché in Valle non abbiamo nulla da proporre” (uno dei contrari dixit). Si parla un sacco di progettualità ed iniziative a favore della Valle, che sarebbero lí lí per partire (indipendentemente dal Parco), ma non si dettaglia quali siano. Senza specificare poi che, iniziative pronte o no, il Parco non si fa per togliere progettualità, ma, appunto, per promuoverla, completarla.
Capisco che da una parte della popolazione ci possa essere timore ad accettare di mettere sul piatto della bilancia le seconda risorsa più importante della Valle, il territorio (la prima è la sua gente, sempre). Sono paure normali in regioni di montagna, dove la gente ha con il territorio un rapporto simbiotico. Sono paure normali, visto che si tratta pur sempre di una visione futura, che spesso spaventa, e per la quale bisogna osare. Sono paure normali dettate dal fatto che ci sembra di non poter controllare tutte le varianti.
Quello che invece non mi sembra normale, oserei dire scorretto, è lavorare ad arte su queste paure. Politici e rappresentanti del popolo dovrebbero essere leader con visione, capaci di portare argomenti solidi e veritieri tanto a favore che contro un progetto di tali dimensioni (ve ne sono nei due campi) e lasciar poi trarre le conclusioni al cittadino. Nel movimento dei contrari vi sono persone che conoscono la cosa pubblica e sanno le difficoltà oggettive che si pongono alla Valle e si porranno sempre di più nel futuro. Sanno che le regioni di montagna devono per forza trovare progetti sostenibili ed innovativi per poter profilarsi, e non aspettare che l’aiuto venga dall’alto. Sanno che il pericolo è quello di un’erosione continua e regolare della presenza di forze vive, aziende, artigiani e giovani imprenditori che fanno di tutto per poter rimanere in valle. Sanno che sarà sempre più difficile contare sull’aiuto esterno…
Ma sanno anche che, per esempio, i pagamenti diretti e sussidi vari ai contadini non sono una decisione scritta nel granito ed irremovibile. Alla luce delle difficoltà finanziarie della Confederazione e della polarizzazione della politica parlamentare, vi è una lotta a Berna tra le varie lobby per poter accaparrarsi la più grande fetta di torta (torta che diminuirà nei prossimi anni). L’agricoltura dispone certamente di buone lobby, ma attenzione: credete veramente che i gruppi che si ergono a difensori della libertà, dell’autonomia, del territorio, quando si tratterà di decidere le priorità, preferiranno una piccola valle di montagna e i suoi contadini ai grandi agricoltori dell’Altipiano? Chi difenderà allora i contadini di montagna ed il loro insostituibile ruolo per la cura e il mantenimento del paesaggio? Coloro che agitano paure alle novità, alle opportunità? Oppure chi cerca di dare queste opportunità? Come risponderemo a chi ci accuserà allora di aver preferito uno status quo che non è mai tale ad un’opportunità con la quale prendere in mano il nostro destino? Cosa diremo a chi dirà che il rifiuto ad un Parco di nuova generazione come lo è il Parc Adula è un rifiuto ad un certo tipo di agricoltura sostenibile promossa nelle regioni di montagna? Magari l’unica possibile? Posso essere anch’io in disaccordo con questa lettura, ma così sarà interpretato. Ed è l’unica cosa che conta. Questo gli abitanti della Valle lo devono sapere.
Non è facile avere una visione del futuro, e soprattutto non è facile aver coraggio per lanciarsi nel futuro. Lo è ancora meno oggi, visto che in un mondo complesso come il nostro non controlliamo tutto (non possiamo) e ci sentiamo a volte travolti da eventi esterni.
Ma non per questo dobbiamo seguire leader politici che non sembrano neanche avere una visione del presente. Non per questo dobbiamo seguire leader politici che non ci dicono chiaramente qual è la loro strategia per affrontare i problemi che, Parc Adula o non, si presenteranno alla Valle di Blenio.
Votare NO non farà sì che il mondo e la Valle andranno avanti così come vanno per sempre: per una volta, cerchiamo di anticipare Bellinzona, Berna e tutti quanti. La nostra lungimiranza sarà premiata. Da quelli che non gridano ad ogni piè sospinto alla difesa della libertà e dell’autonomia, ma la praticano concretamente ogni giorno. Tu che sei contrario, pensaci. Tu che sei indeciso, deciditi. E tu che pensi che “tant per mí l’è isctess”, alzati e vai a votare. Non rassegniamoci!
Gabriele Derighetti, da Acquarossa in Berna
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