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Franco Celio - Una tassa contro i "letti freddi"?
Redazione
11 anni fa

Il Consiglio di Stato ha messo in consultazione nelle scorse settimane, presso le cerchie interessate, un progetto di legge per combattere il fenomeno dei cosiddetti letti freddi, ovvero il fatto che molti appartamenti di vacanza vengano occupati solo per brevi periodi, accentuando così i motivi di scontento che un paio di anni fa hanno portato all’accettazione della poco felice “iniziativa Weber” per la protezione del paesaggio. Nelle righe che seguono vediamo dunque di esprimere qualche considerazione al riguardo.

L’idea del governo

Il progetto sul quale gli interessati sono chiamati ad esprimersi ricalca in sostanza una soluzione adottata circa un anno fa dal comune di Silvaplana, nei Grigioni. Soluzione contestata da un ricorso, ma poi avallata dal Tribunale federale, anche se la sua applicazione rimane tuttora in sospeso. L’’idea è quella di spingere i proprietari di detti appartamenti ad affittarli ad altri interessati, cosicché il tasso di occupazione aumenti, in modo da raggiungere o superare un minimo di 90 giorni all’anno. In caso contrario, i titolari che lasciassero i letti “freddi” troppo a lungo verrebbero colpiti da una tassa pari al 2% del valore di stima dell’edificio. La decisione se adottare o meno tale misura sarebbe comunque lasciata ai Comuni, i quali potrebbero decidere liberamente in base alla loro situazione e a valutazioni proprie.

Critiche giustificate e… meno

L’ipotesi, com’era da prevedere, ha suscitato fin dall’inizio un vespaio di critiche. Alcune sono dovute a una specie di riflesso condizionato, tipo “cane di Pavlov”. In talune cerchie, infatti, appena si sente parlare di tasse, ci si inalbera immediatamente, sventolando gli slogan del “meno Stato”, dell’esigenza di opporsi all’asserita “confisca”, ecc.

Altre critiche sono invece più ragionate e meglio motivate. Tra queste vi è l’opposizione espressa dall’Associazione dei Comuni ticinesi, la quale teme che l’autonomia lasciata gli enti locali costituisca una specie di regalo avvelenato, che comporterebbe disparità di trattamento fra i cittadini. Oltre tutto, osserva l’ACT, vi sarebbe il rischio che il Cantone prenda gli eventuali vantaggi derivanti da questa tassa quale pretesto per scaricare sui Comuni nuovi oneri. Inoltre non è da escludere che le nuove entrate teoricamente ottenibili per questa via vengano poi computate nell’ambito delle potenzialità fiscali di ogni Comune, cosicché i contributi delle compensazione intercomunale rischierebbero di venir ridotti, magari anche drasticamente.

Aspetti positivi… e meno

Che dire dell’idea citata? Come spesso capita, essa ha senza dubbio degli aspetti positivi, annullati tuttavia (o perlomeno “annacquati”) da altri molto più discutibili. Di positivo vi è innanzitutto il fatto che detta tassa non è veramente tale. E’ piuttosto una minaccia per indurre i titolari degli appartamenti che restano vuoti per buona parte dell’anno ad affittarli o subaffittarli ad altri interessati, affinché la durata della stagione morta (con i suoi noti effetti negativi) si riduca. Da giudicare positivamente, almeno in teoria, è pure il fatto che la proposta preveda di lasciar decidere i comuni, in base alla rispettiva realtà, se adottare o no questa eventuale misura, che potremmo definire di “incentivo/disincentivo”.

Il rovescio della medaglia sta però nei punti critici già evidenziati dall’ACT, ovvero nel rischio di creare disparità di trattamento, magari tra Comuni confinanti e – più ancora - nel rischio che l’applicazione (o perfino la non-applicazione!) di tale possibilità abbia poi ad incidere nel calcolo di partecipazione alla compensazione finanziaria di ogni Comune. Inoltre non si deve dimenticare che fra le “abitazioni secondarie” rientrano pure (a meno che ne vengano esplicitamente esclusi, il che potrebbe comunque dar adito a ricorsi) i cosiddetti rustici. Molti dei quali – giova ricordarlo – sono oggettivamente accessibili, e fruibili, solo per brevi periodi. Volerne imporre un’occupazione di oltre 90 giorni all’anno è quindi del tutto irrealistico. Un conto sono infatti le località turistiche di grande richiamo, tipo Silvaplana. Tutt’altra cosa sono invece i monti ticinesi (o di altri Cantoni), sui cui sorgono detti rustici!

Conclusione (provvisoria)

Al momento in cui scrivo queste note (1. marzo) l’esito della consultazione non è ancora noto, anche se è facile prevedere che la maggior parte delle risposte sarà perlomeno critica, se non decisamente negativa. Personalmente, ritengo che se si vogliono salvare gli aspetti positivi della proposta, che – come abbiamo visto – pure ci sono, la stessa debba essere modulata diversamente. In particolare si dovrebbe tener conto del fatto che non tutte le situazioni e non tutte le regioni sono nelle medesime condizioni (per cui l’eventuale tassa andrebbe calcolata con criteri diversi) e che comunque i rustici, a seconda di dove si trovano, dovrebbero essere esentati da questa misura.

Franco Celio, deputato PLR

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