
Nel riferire dello “strappo” fra il Municipio di Lugano e l’Associazione dei comuni urbani ticinesi (Acuti) un quotidiano ha affermato che la nuova situazione farebbe perdere significato anche la CoReTI (Associazione dei comuni e delle regioni di montagna). La ritengo una valutazione errata. Di per sé, il “divorzio” fra Lugano e l’Acuti - che peraltro non fa che formalizzare una situazione di fatto già nota - riguarda solo i diretti interessati. La CoReTI non ha ovviamente nulla da dire al riguardo. E’ possibile che tale strappo abbia ripercussioni anche all’interno della “Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni”, che già si è messa in moto a fatica e che ora rischia di inciampare ulteriormente a causa dei conflitti tra i comuni urbani. Non è però il caso di mettere il carro davanti ai buoi. Vedremo come andranno le cose, e se del caso ne tireremo le nostre conclusioni. Non credo invece che il ciò debba comportare la messa in dubbio dell’esistenza della CoReTI, o perlomeno del suo significato. La nostra associazione è nata infatti - come Lega dei comuni rurali e montani – molto prima dell’Acuti, e credo che i motivi della sua esistenza (difesa dei Comuni più deboli) restino tuttora validi. Semmai – dal momento che le Regioni LIM sono ora scomparse – saranno da verificare i rapporti con i futuri Enti regionali di sviluppo. Ma questa è, appunto, “musica del futuro”. Per il momento non cambia nulla. Così come non cambia la nostra richiesta in merito alla revisione della Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale. Ovvero che si colga l’occasione per dare finalmente – e in tempi brevi – una risposta concreta alla cosiddetta “Iniziativa di Frasco”, mediante un corretto adeguamento del contributo di localizzazione geografica. Franco Celio, presidente della CoReTI
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

