
Caro Direttore Mèsoniat, ringrazio il tuo giornale per avermi intervistato – come storico, sia pure dilettante – sulla scissione del PLR negli anni ’30. Purtroppo alcune frasi (suppongo per motivi di spazio) sono state accorciate, cosicché il loro senso è andato un po’ perso. Ma questo non è grave. Più grave è che all’intervista sia stato accostato un commento – anzi una “cronaca” fantasiosa e tendenziosa – sull’attuale momento post-elettorale, facendomi così quasi apparire come ispiratore o suggeritore della stessa. La cosa mi stupisce sì e no. Avendo appena letto il libro di Vittorio Zucconi “Parola di giornalista” (trovato per caso poco tempo fa su una bancarella), so che tra giornali è in corso una perenne lotta all’ultimo sangue. Era quindi inevitabile che dopo la “cronaca”, già fantasiosa, apparsa sulla Regione di ieri, qualcuno cercasse nuovi “scoop”, anche a costo di inventarli. Se non altro per distogliere l’attenzione dallo smacco subito dal tandem su cui puntava le sue carte e dalle prime crepe in casa leghista! Qualora al tuo giornale – oltre alle ipotesi e alle insinuazioni – interessasse anche la verità dei fatti, ti comunico quanto segue: 1. La riunione che voi definite “dei radicali” non si ê tenuta a Giubiasco ma a Bellinzona 2. Le dimissioni dell’attuale vertice del partito non sono state chieste in tale occasione, bensì – già prima e con grossa copertura mediatica – da Bordogna e Righinetti, che tutto sono fuorché “radicali” 3. L’unica decisione presa nel citato incontro è stata quella di chiedere all’attuale dirigenza di organizzare un approfondito dibattito “a 360 gradi” su tutte le cause, vicine e lontane, della sconfitta di domenica 4. Scopo di tale dibattito non dev’essere tanto quello di sostituire Tizio con Caio, quanto di fare chiarezza su ciò che il partito è o non è e su quello che vuole o non vuole 5. Per questo motivo, nessuno ha fatto nomi di eventuali futuri presidenti. Se l’autore dell’articolo ha voluto indicare Andrea Bersani come “candidato dei radicali”, nell’evidente intento di “bruciarlo”, ciò deriva solo dalla sua volontà di creare ulteriore zizzania, così da gettare una scialuppa ai veri responsabili della sconfitta 6. Quanto alla carica di capogruppo – la cui designazione è peraltro di esclusiva competenza del Gruppo medesimo – nessuno vi ha neppure accennato. La mia personale opinione, per quel poco che può contare, è comunque – come ho già detto anche all’interessato – che capogruppo DEVE rimanere Christian Vitta. Il fatto che il voto popolare lo abbia preferito alla grande rispetto al principale sfidante, tanto nella corsa al Gran Consiglio quanto in quella al Governo, è un fatto di cui sarebbe stolto non tener conto! Franco Celio, deputato PLR
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