
Mentre i deputati Caimi e Quadri si contendono lo scettro della ‘rivoluzione’ del turismo in Ticino, il numero di pernottamenti scende (- 0.9 % nei primi 5 mesi dell’anno), in controtendenza al resto della Svizzera. La ‘rivoluzione’ appena varata dal parlamento ticinese servirà a invertire questa tendenza? Secondo la maggioranza dei Gran consiglieri sì, per il gruppo dei Verdi, no.Nel mio intervento in Gran Consiglio ho sottolineato l’occasione persa da questo paese per fare un vero salto di qualità nel settore del turismo, che, analogamente ad altri settori (energia, sanità, infrastrutture) soffre di eccessivo regionalismo e litigiosità. Lorenzo Quadri ha ben illustrato il golpe orchestrato da Lugano e Locarno nei confronti dell’Ente Turistico Ticinese (ETT), ora Agenzia del Turismo Ticinese (ATT), che ha portato all’abbandono dell’idea di un ente cantonale unico e forte. La tanto declamata ‘rivoluzione’ appare agli occhi dei Verdi una ‘Restaurazione’, la vittoria del regionalismo (salva cadrègh) ai danni di un discorso unitario.Un ente unico, dotato di una trentina di milioni annui, avrebbe promosso il turismo ticinese nel suo insieme, in modo più professionale ed efficiente. La nuova Legge sul turismo ha del tutto rinunciato a questo progetto, svuotando l’Agenzia cantonale di molti compiti e competenze a favore delle quattro Organizzazioni regionali. Di conseguenza ci ritroveremo con un ente a Locarno dotato di oltre 11 milioni all’anno, seguito dall’ATT con circa 7, Lugano con 6, Bellinzona 2.8 e infine Mendrisio con un misero milione di franchi all’anno. In Ticino opereranno quindi cinque entità, con evidenti squilibri interni già a livello di dotazione finanziaria, che dovranno collaborare e coordinarsi.Siccome tutti sono consapevoli di quanto sia dura a morire la tendenza a litigare in questo paese, la nuova legge prevede una lunga serie di norme per regolare eventuali contenziosi e una commissione marketing per mettere tutti d’accordo. Una premessa decisamente poco rassicurante e un costrutto che non ha nulla di rivoluzionario, anzi tiene in vita il passato e non pochi problemi di sovrapposizioni di ruoli e competenze. Lo stesso Consiglio di Stato, nel suo messaggio, definisce la nuova struttura ‘debole’ se venisse a mancare la necessaria collaborazione. Ma quando mai c’è stata?In tutto questo gioco di poteri, sedie e regionalismi, è totalmente mancato il protagonista indiscusso del turismo ticinese: il territorio. Nel lungo dibattito parlamentare non si è speso una parola su questo soggetto. Ancora meno sulla licenza edilizia rilasciata dal comune di Collina d’Oro che permetterà di costruire all’interno del parco della villa dove visse Hermann Hesse. Fintanto continueremo a distruggere il nostro territorio e la sua storia non ci deve stupire il calo dei pernottamenti. La rivoluzione che salverà il turismo ticinese non è quella varata dal parlamento ticinese, ma la costruzione di una cultura del territorio. Se falliremo in questo, fallirà il turismo.
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